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    Mauritius: L’isola dell’armonia
    per il giorno domenica, 15 luglio 2007.

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Archivio del 15 luglio 2007

Il paradiso… non è di questo mondo!

domenica 15 luglio 2007

Diffido sempre di chi mi descrive un paese come un “paradiso”.
Mauritius, certo, ai miei occhi sembrerebbe prestarsi perfettamente a questa definizione. Ma… sarà l’età, sarà l’esperienza, ormai ho imparato che i “ma” ci sono sempre, persino in quest’isola che sembra incantata.

Purtroppo l’economia mauriziana trae giovamento anche da un mercato inutilmente crudele e ripugnante: l’esportazione di macachi per la ricerca biomedica, che poi in questo caso significa vivisezione.
I macachi a coda lunga non sono originari dell’isola, vennero portati a Mauritius dall’isola indonesiana di Giava circa 350 anni fa, dai marinai olandesi. Privi di nemici naturali, e trovando un ambiente adatto, si diffusero rapidamente. Oggi se ne contano circa 20-30mila esemplari.
Per le loro caratteristiche biologiche sono considerati, purtroppo per loro, particolarmente adatti alla sperimentazione farmacologica, sull’effettiva utilità della quale, peraltro, le opinioni dei medici sono discordanti.

A partire dai primi anni ottanta anche a Mauritius viene così aperta la prima società impegnata in questo spietato ma redditizio commercio. Ad essa seguono altre due aziende, portando a tre il numero totale di esportatori mauritiani. Le famiglie di macachi vengono attirate nelle trappole con banane e pezzi di canna da zucchero, di cui sono ghiotti, poi imprigionate e fatte riprodurre in cattività in modo da rivendere gli esemplari ad aziende di tutto il mondo, inclusa l’Italia.

Le pressioni per fare cessare questo orribile mercato non mancano e i primi successi degli animalisti iniziano finalmente a farsi vedere. Nel giugno del 2005, per esempio, Air Mauritius, insieme a British Airways e China Air, ha detto basta e da allora si rifiuta di trasportare a bordo dei suoi aerei i macachi destinati alla vivisezione.

Spero che sia solo il primo passo. Sono sempre pronta a ricredermi e ad ammettere che, si, in effetti il paradiso esiste.