In una bella giornata di sole, la lunga striscia di sabbia bianca di Grand Gaube si popola di mauriziani festanti. Beach volley, gare a chi si arrampica più velocemente in cima a una palma di altezza vertiginosa, gare sportive e giochi sulla spiaggia e in mare, e per finire un grande concerto. Dai 2 ai 92 anni, c’erano proprio tutti a divertirsi e guardarsi intorno. Festa popolare doveva essere e davvero festa popolare è stata, alla grande.
La sera dopo, tra le antiche pietre piene di storie della citadelle di Port Louis, bellezze creole sfilano indossando originali capi disegnati da stilisti mauriziani. In sottofondo, musica rigorosamente dal vivo. Sabato, invece, la serata è dedicata alla poesia.
Notissimi poeti mauriziani, e non solo, danno una voce, e un emozionante accento, alla ricchezza piena di vita della lingua creola.
Domenica, jazz sotto le stelle. Dopo un’introduzione di alcuni noti jazzisti dell’isola, tocca a Jacques Schwarz Bart coprire con la talentuosa musica del suo gwoka-project lo sciabordio delle onde che si infrangono contro la fortezza.
Lunedì sera ci si rilassa. Un falò sulla spiaggia del villaggio di Morne e, a occhi chiusi, si
resta seduti sulla sabbia, incantati, ad ascoltare i cantastorie di Mauritius e delle Seychelles raccontare favole senza tempo.
Giusto il tempo di riprendere le energie per la seratona finale: gruppi delle Antille, di
Réunion, Rodriguez, Mauritius e delle Seychelles suonano tutta la notte all’aperto nel bellissimo Domaine Les Pailles. All’alba ci sono ancora centomila persone a cantare e ballare aspettando il sorgere del sole.
Ecco, a Mauritius dicembre è iniziato così, col Festival International Kreol.
E io a Milano, disposta a cedere un rene per un parcheggio in seconda fila nel consueto delirio delle spese di Natale!
Già che ormai ci conosciamo, vi confesso che ho sempre trovato interessanti gli uomini à la Yul Brinner e incomprensibili riporti, riportini, toupet o quant’altro.
Ma mi rendo conto che è ingeneroso dall’alto dei miei indomabili riccioli.
Comunque, quando un mio caro amico mi ha guardata con aria complice e mi ha detto “Sai, finalmente vado a Mauritius”, nel ventaglio di ipotesi che ho fatto per spiegarmi l’aria da cospiratore quella di un trapianto di capelli non era inclusa.
Invece poi ho scoperto che l’isola vanta dei centri medici davvero all’avanguardia, tra cui uno specializzato proprio nel microimpianto follicolare.
Pare che si tratti di una delle cliniche più avanzate al mondo, per tecnologia e tecnica di intervento, a cui si sono rivolti anche famosi attori e cantanti di cui, però, accidentaccio alla loro discrezione!
non è possibile sapere i nomi.
Quattro ore, la metà degli eurini che spendereste in Europa e zac! tornate da una vacanza al mare, rilassati, abbronzati e passandovi la mano soddisfatta tra i capelli.
Qualche giorno fa ho ricevuto la mail di una persona che ho avuto il piacere di conoscere in uno dei miei viaggi a Mauritius. Un ragazzo italiano, uno di quelli che si mette in gioco, rischia e prende decisioni come quella di trasferirsi all’Ile ![]()
Mi piace pensare che la sua storia possa interessare anche voi, e così ecco la sua mail.
Ciao Disik,
finalmente sono riuscito a trovare del tempo per leggere il tuo diario su Mauritius! Complimenti!
Come stai? Ti ricordi di me? Ci siamo incontrati a Mauritius qualche tempo fa…
Sono Fabio, chef del ristorante italiano presso lo Shandrani.
Approfitto e racconto un po’ di me.
Sono un giovane 32enne piemontese, sono sposato da sette anni con Eliana, brasiliana conosciuta ai Caraibi, abbiamo una bambina di 5 anni nata in Danimarca.
Posso dire di essere cresciuto all’estero: a 14 anni sono partito per la Francia ad Evian les Bains, e ho continuato a viaggiare, all’inizio coniugando la scuola alberghiera con il lavoro, poi la scelta è stata facile e ho deciso di restare al di fuori dei confini italiani.
Sono stato in Francia, a Monte Carlo, in Germania, Croazia, Danimarca, Spagna, ai Caraibi prima a Canouan nelle Granadines poi a St. Barthelemy, e infine a Buenos Aires.
Tra le esperienze in Italia, quella al Gallia di Milano, e all’isola d’Elba… tra le piu importanti.
Nel 2004 sono tornato in Italia e ho aperto un ristorante vicino Ivrea che mi ha dato soddisfazioni a livello professionale: dopo solo 1 anno eravamo sulla guida Veronelli; ma non ripagava i sacrifici… quindi, insieme al fatto che lo stile di vita italiano non fa piú per me, ho perso le abitudini!!, ho deciso di chiudere e ripartire… per Mauritius.
La cosa interessante è che oggi sono a Mauritius grazie ad Alessandro, chef del ristorante del Paradis (altro hotel Beachcomber).
Il fato volle infatti che, mentre era in Italia, il mio ristorante gli fu consigliato da amici.
Dopo la cena e quattro chiacchere ci siamo scambiati gli indirizzi email.
Dopo alcuni mesi ricevo un messaggio: cercavano uno chef italiano allo Shandrani, ed eccomi qui!
Ormai è già passato un anno e mezzo e siamo contenti, non passiamo molto tempo al di fuori dell’albergo, vista la posizione, ma ogni tanto frequentiamo amici mauriziani, che adoriamo per la semplicita e la generositá.
Non hanno molto e i salari sono bassi ma dividono volentieri quello che hanno e cercano di farti sentire un ospite gradito.
Ci piace scoprire angoli di Mauritius che sono al di fuori dei circuiti turistici (che cerchiamo di evitare) cosi quando ho un giorno libero partiamo in macchina e ci avventuriamo!
Credimi, ci sono posti da cartolina… peccato non ho foto da mandarti perché non ho la macchina digitale ma una reflex.
La mia cucina, visto che sono responsabile del ristorante italiano, non può discostarsi molto dalla tradizione ma a casa mi piace preparare dei piatti diciamo italo-mauriziani, alcune volte alleggeriti e rivisitati. Ho imparato a conoscere prodotti, verdure e pesci che non conoscevo e avendoli a disposizione sui mercati di tutti i giorni li facciamo rientrare nella nostra dieta.
Mi raccomando, quando sei da queste parti vienimi a trovare.
Fabio
Prima di Mauritius, tutto quello che sapevo sulla pesca d’altura era che dei geni della letteratura ne avevano tirato fuori dei capolavori assoluti. Hemingway, Melville, i soliti gloriosi vecchietti insomma.
Poi c’è stata la Marlin world cup.
L’isola è famosissima tra i pescatori di tutto il mondo per la pesca d’altura. Da novembre ad aprile, infatti, marlin, tonni, squali e barracuda si affollano lungo le sue coste. E pescatori di ogni parte del mondo si affollano intorno a marlin, tonni, squali e barracuda.
In particolare in dicembre, per quel grande evento che è, appunto, la Marlin world cup.
I più si limitano a tifare per il proprio equipaggio preferito e ad ascoltare a bocca aperta racconti di pesche favolose, prima di tornare a tuffare l’amo cercando di acciuffare la trota regina del torrente che passa dietro la loro casetta in montagna. Pochi eletti partecipano alla gara.
La prima volta che mi avevano invitata ad assistervi avevo pensato di prepararmi un po’
leggendo qualcosa sull’argomento. Bolentino, 50 libbre doppia velocità, strisciata, battagliola… Mi era bastato davvero poco per soccombere. Non è bello scoprire improvvisamente di non conoscere nemmeno la propria lingua madre. Mi ero rassegnata ad arrivare completamente impreparata.
Invece, beh, quanta adrenalina! Tutta quella retorica sull’uomo che si confronta coi propri limiti e con la natura, d’improvviso, non sembrava più tanto retorica.
E poi, la sera, i racconti, le feste, i brindisi e la gioia pura dei pescatori. Da provare, decisamente.
Tra l’altro, guardando l’elenco dei vincitori individuali delle ventidue edizioni passate, ho scoperto che nel 1996 il titolo è andato per l’unica volta a una donna, e italiana per di più! Pare si chiami Maria Rosa Tomaini.
Io non sono riuscita a saperne niente ma mi incuriosisce molto. Qualcuno di voi mi può per caso aiutare?
Andando in giro per il web ho trovato una notizia che, penso, incuriosirà e interesserà anche voi che amate viaggiare e scrivere di viaggi.
E’ stato indetto un concorso online da 7mates.com, intitolato Compagni di Viaggio.
Bisogna scrivere un racconto di viaggio o una miniguida turistica. Si possono scegliere i luoghi di cui parlare in piena autonomia, la lunghezza del testo è libera (un minimo di 5.000 battute è però richiesto). Si può scrivere anche di dettagli, non necessariamente di un paese intero o di un’intera città ma di un museo, di un pub, di un parco.
L’importante è che dal racconto il lettore possa cogliere notizie interessanti e utili per un viaggio.
Vi segnalo la pagina del regolamento dove le spiegazioni sono senz’altro più chiare ed esaustive delle mie!
Ah… il premio finale è davvero niente male
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