Venite a pranzo nell’Ottocento?
7 gennaio 2008 | accoglienza, armonia, cucina, curiosita' | 2 Commenti
I pavimenti di legno scricchiolano. Dai mobili d’ebano e palissandro si sprigiona un profumo antico e accogliente. La luce che entra dalle numerose finestre si riflette sul legno lucido delicatamente intagliato. Il pianoforte nell’angolo sembra aspettare che qualcuno torni a suonarlo. Le stampe e le fotografie alle pareti completano l’illusione di avere fatto un salto indietro nel tempo.
Quando esco sulla veranda mi aspetto di sentire il fruscio delle crinoline sul pavimento.
Passeggio nel meraviglioso parco, tra alberi di mango, banani e cespugli di camelie, azalee e gelsomini. Mi pare che da là in fondo, oltre il fiume, venga il richiamo dei lavoratori nei campi di canna da zucchero. Per fortuna, questo è solo un miraggio. Le condizioni di lavoro a Mauritius sono ben diverse da quelle che erano nell’Ottocento, all’epoca della costruzione di questo capolavoro dell’architettura creola.
Ma qui, niente altro è cambiato. Passeggiare nelle stanze e nel parco di questa dimora coloniale, proprietà di una famiglia di coltivatori originaria della Bretagna che ha lasciato il suo nome nella storia dell’isola, venirci per una cena o per l’ora del tè, vuol dire regalarsi qualche ora fuori dal tempo.
Mi siedo a tavola, sulla veranda. Bastoncini di cannella e chiodi di garofano sono sparsi con maestria tra le porcellane, per decorare e profumare il pranzo creolo che mi aspetta, il cui aroma si sta già spargendo nell’aria. Lo sguardo si perde nel verde della tenuta, prima di affondarsi con gratitudine nella rougaille di pesce fumante che è comparsa davanti a me.
Il pranzo è servito.

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