Archivio di gennaio 2008

U kapave rédire si ouplè?

15 gennaio 2008 | armonia, curiosita' | Nessun Commento

se vi vien voglia d’imparare… , thanks to: http://www.ile-maurice.com/Trovo che per conoscere davvero un luogo sia indispensabile conoscerne la lingua. Solo così si può davvero capire la storia, la logica, i punti di forza e le debolezze della gente che lo abita. Così, ho cercato di attrezzarmi anche per Mauritius, dove tutti parlano francese e inglese con i turisti o, in casa, la lingua della propria terra d’origine (bhojpuri, tamil, urdu, cinese mandarino, hakka e yue, marathi, telugu…), ma la cui vera lingua è il mauriziano. Una fragrante miscela di lingue diverse in salsa creola. Il ceppo primario della lingua è il francese, da cui deriva la grande parte dei vocaboli, che sono stati però rimasticati e ricreati sull’isola. Altri termini, circa centocinquanta, provengono dall’inglese, una cinquantina dalle lingue indiane e poi, a scendere, dal malgascio e dal cinese.
La prima cosa che ho imparato a dire è stata “Mo pas compran” (non capisco), tanto per chiarire subito la faccenda con i miei interlocutori. Poi, un po’ alla volta, facendo molta attenzione e utilizzando le mie conoscenze di francese, nuove frasi si sono aggiunte al mio vocabolario. Dopo alcune visite sull’isola riuscivo a capire i miei amici se mi si rivolgevano parlando lentamente, dopo qualche altro viaggio li capivo anche quando parlavano tra loro, alla fine riuscivo a capire, con mia grande soddisfazione, anche gli sconosciuti, per la strada, al mercato. Ho pensato allora che potevo iniziare a lanciarmi pronunciando io stessa qualche semplice frase. I classici: mersi (grazie), si ouplè (per favore), buongiorno (bonzour), arrivederci (orewar). Accompagnati da un sorriso ottenevano grande successo. Così ho cominciato ad azzardare frasi più complesse.

E lì mi sono tornate utili le basi, perché la risposta di solito era: “Mo pas compran”.

Fotografie

11 gennaio 2008 | armonia | Nessun Commento

Grande novità!
Grazie a un amico* che mi aiuta in faccende tecnologiche per me davvero poco comprensibili, il mio blog si arricchisce di una delle cose più importanti per descrivere e capire un paese: le fotografie.
E’ giusto un inizio, ma diventeranno sempre più numerose :-)

*grazie Bak

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Specchio, specchio delle mie brame

9 gennaio 2008 | curiosita', eventi | Nessun Commento

Devo confessare che le aspiranti miss mi fanno sempre un po’ tenerezza.
Tutti quei sogni in un eye-liner! Sono così giovani e hanno un’aria così naif, anche quando sembrano disposte a tutto pur di arrivare. Che poi, tra parentesi, mi chiedo “dove?”, visto che tutte, intervistate, rivelano che il loro vero sogno è fare il medico, l’ingegnere, l’astronauta o il fisico nucleare…Le quattordici finaliste, thanks to: http://www.missmauritius2007.org/
Comunque, miss Mauritius non fa eccezione. Salvo che forse le fanciulle mi sono sembrate ancora più giovani e ancora più naif. Quindi anche più tenere. Tanto per dirne una, laIl logo di manifestazione, thanks to: http://www.missmauritius.org/ maggior parte di loro dichiara solennemente che la cosa più importante che ha imparato durante il concorso è… mangiare equilibrato! E in effetti qualche foto in costume da bagno lascia intravedere delle pancine non proprio da miss. La stessa nuova titolare della corona ha in progetto di studiare all’estero per diventare una grande chef e di La giovane vincitrice appena premiata, thanks to: http://www.missmauritius2007.org/tornare a Mauritius solo quando si sentirà in grado di aprire un ristorante degno delle tre stelle Michelin. Ma intanto ha dovuto rinunciare a cioccolata e patate fritte, i suoi cibi preferiti, per non sfigurare nelle prove in costume da bagno. Ve l’ho detto che fanno tenerezza!
Alcune delle aspiranti miss Mauritius hanno avuto l’attivo supporto di tutta la famiglia: padri e madri hanno scritto canzoni o poesie da far declamare ai loro fiorellini, hanno disegnato abiti, studiato acconciature.
La tenerezza si vena un po’ di tristezza.
Come in ogni concorso che si rispetti, poi, anche a miss Mauritius non è mancata la polemica. Le agenzie di modelle private, che pare stiano avendo un discreto successoMiss Mauritius 2007 nell’isola e nel mondo della moda, hanno accusato il concorso di essere ridicolo, robetta da amatori, non professionale. Hanno addirittura proibito alle proprie modelle di prendervi parte. La mia simpatia per il concorso aumenta di qualche punto.
In ogni caso, dubito fortemente si possa considerare come un segnale positivo che almeno in questo settore ci si sforzi di andare verso la parità. Se invece a voi la faccenda interessa, guardatevi bene intorno: mister Maurice, per la conquista dell’ambito titolo di più bello dell’isola, ha ottenuto in regalo dai suoi genitori tre mesi di vacanza proprio nel nostro paese!

Venite a pranzo nell’Ottocento?

7 gennaio 2008 | accoglienza, armonia, cucina, curiosita' | 2 Commenti

La sala da pranzo, thanks to: http://www.maisoneureka.comI pavimenti di legno scricchiolano. Dai mobili d’ebano e palissandro si sprigiona un profumo antico e accogliente. La luce che entra dalle numerose finestre si riflette sul legno lucido delicatamente intagliato. Il pianoforte nell’angolo sembra aspettare che qualcuno torni a suonarlo. Le stampe e le fotografie alle pareti completano l’illusione di avere fatto un salto indietro nel tempo.
Quando esco sulla veranda mi aspetto di sentire il fruscio delle crinoline sul pavimento.Una veduta del parco, thanks to: http://www.maisoneureka.com/ Passeggio nel meraviglioso parco, tra alberi di mango, banani e cespugli di camelie, azalee e gelsomini. Mi pare che da là in fondo, oltre il fiume, venga il richiamo dei lavoratori nei campi di canna da zucchero. Per fortuna, questo è solo un miraggio. Le condizioni di lavoro a Mauritius sono ben diverse da quelle che erano nell’Ottocento, all’epoca della costruzione di questo capolavoro dell’architettura creola.
La Maison Euréka, thanks to: http://www.tourmag.com/ Ma qui, niente altro è cambiato. Passeggiare nelle stanze e nel parco di questa dimora coloniale, proprietà di una famiglia di coltivatori originaria della Bretagna che ha lasciato il suo nome nella storia dell’isola, venirci per una cena o per l’ora del tè, vuol dire regalarsi qualche ora fuori dal tempo.
Mi siedo a tavola, sulla veranda. Bastoncini di cannella e chiodi di garofano sono sparsi con maestria tra le porcellane, per decorare e profumare il pranzo creolo che mi aspetta, il cui aroma si sta già spargendo nell’aria. Lo sguardo si perde nel verde della tenuta, prima di affondarsi con gratitudine nella rougaille di pesce fumante che è comparsa davanti a me.
Il pranzo è servito.

Ninfee giganti e amori perduti

3 gennaio 2008 | curiosita', natura | Nessun Commento

L’anziana signora seduta sulla panchina ha dei capelli tra il turchino e il violetto come non vedevo da tempo. In mano, un enorme album da disegno su cui traccia delle linee. Mi La Victoria Regia a Pamplemousses, thanks to: http://www.mauritiusonline.it/avvicino e vedo che sta copiando le enormi foglie della Victoria Regia, nel meraviglioso laghetto dei Royal botanical gardens di Pamplemousses. Decine e decine di disegni a matita delle foglie, alcune fiorite, ricoprono le pagine dell’album. Ha una buona mano.
Mi fermo per un po’ a guardarla e dopo qualche tempo, senza sollevare gli occhi o smettere la sua opera, mi rivolge la parola in un inglese d’altri tempi.
“E’ merito della mia famiglia, sa, se queste piante sono qui”.

Pamplemousses, thanks to: classic-travel-adventures.blogspot.comPenso a Le Bourdonnais, che ha voluto questo meraviglioso parco come giardino per la propria residenza, o a Pierre Poivre, il botanico a cui l’allora governatore dell’isola diede l’incarico di realizzare il suo sogno.
Una bella storia di amicizia tra due uomini separati da vent’anni di età ma con delle fortiUn ritratto di Pierre Poivre, thanks to: http://www.historun.com/ passioni in comune.

La bella signora fa di no con la testa, un po’ sdegnata mi risponde: “Siamo inglesi, noi”.
In queste competizioni non mi ci metto, aspetto che il suo sdegno campanilistico si plachi e che ricominci a raccontare. E infatti, puntuale, il racconto arriva.

“Il nonno di mio nonno…”. Faccio qualche rapido calcolo, la signora avrà almeno ottant’anni, quindi direi che stiamo parlando dell’inizio dell’Ottocento o giù di lì.
Insomma, l’avo della signora dai capelli turchini, come nella migliore delle tradizioni, si era perdutamente innamorato di una dama di compagnia dell’allora regina. Per quanto di nobile stirpe, aveva mirato comunque troppo alto, e la bella era andata sposa a un altro più altolocato gentiluomo. In preda alla disperazione, decise di fuggire lontano.
Si imbarcò sul primo veliero disposto ad accogliere un giovane fornito di un discreto gruzzolo e salpò per una destinazione sconosciuta.

Personalmente, resto dell’idea che, fuga per fuga, è sempre meglio decidere la meta del proprio viaggio, ma forse non sono abbastanza romantica.
Comunque, nell’interminabile viaggio per mare, il nostro cuore spezzato fece amicizia con due gentiluomini che si occupavano di una curiosa disciplina, molto cara agli anglosassoni, la botanica. La noia della traversata era tale che il nonno del nonno della nostra signora turchina finì per dedicarsi con attenzione persino ai tomi di botanica che i due studiosi avevano con sé. Quando sbarcò in prossimità del rio Amazzoni, era un esperto della disciplina da fare invidia a Linneo. Così, si unì ai due uomini nell’esplorazione della foresta vergine alla scoperta di nuove specie e, la solita fortuna del principiante, si imbatté proprio in questa meravigliosa specie di ninfee dalle foglie enormi.
Un ritratto di Le Bourdonnais, thanks to: http://www.ilemauricepratique.com Con lui la pianta tornò in Inghilterra, ai Kew gardens, e da lì si diffuse nel mondo e, grazie ai due francesi di cui sopra, anche a Mauritius, dove, per la nostra gioia, ha trovato un ambiente decisamente di suo gradimento.

La bella signora dai capelli turchini mi racconta che il suo antenato, da allora, ha sempre amato appassionatamente le piante, cui ha dedicato la propria vita, e ha trasmesso questo amore a tutti i suoi discendenti. “Però – me lo dice con tono basso e complice, come se mi stesse parlando del suo vicino di casa, e non di un uomo morto due secoli fa – non si è mai più sposato”. Sospira, da brava vecchina romantica. E io con lei.
Secondo me, la storia è troppo bella per essere vera. Ma, come ha fatto la signora con me, perché non raccontarla comunque?