Breakfast at Poncini’s

Mr. Poncini, I suppose.
La catena di gioiellerie più famose di Mauritius porta il suo nome.
In particolare lo strepitoso negozio nella casa coloniale di place du theatre, a Port Louis. Un posto che vi consiglio di vedere assolutamente, anche solo per farvi luccicare gli occhi.
Alla Audrey Hepburn per capirsi.

La boutique a Place du Théatre, thanks to http://www.poncini.com/ Lui si definisce poeta.
Io mi rendo conto che “gioielliere”, “orologiaio”, “storico dell’economia” sono tutti termini che gli stanno stretti ma, avendo una visione meno romantica dell’attività imprenditoriale, credo di fargli un complimento se lo definisco un imprenditore illuminato. Nonché sognatore nel senso migliore del termine, cioè di uno che i suoi sogni li realizza.
E Josè Poncini, di origini svizzere ma mauriziano a tutti gli effetti, di sogni ne ha realizzati parecchi.

Logo Poncini, thanks to: http://www.poncini.com/ E’ stato il primo a Mauritius a credere che fosse possibile, anzi necessario, rovesciare la logica coloniale in cui l’isola era ancora intrappolata negli anni cinquanta. Logica secondo cui alle colonie tocca la produzione di materie prime (per l’île, in particolare, si trattava dello zucchero) e alla “madrepatria” tocca lavorarle e commercializzarle. E quindi arricchircisi.
Con caparbietà ha impiantato una fiorente attività industriale, la Micro jewels, in cui ha fatto lavorare esclusivamente manodopera locale, appositamente e accuratamente formata, ha scommesso sull’innovazione, ha ideato e contribuito a creare la Una delle creazioni di Poncini, thanks to: http://www.poncini.comzona franca di Mauritius. Poi è venuto tutto il resto, console onorario svizzero sull’isola, presidente del National Productivity & Competitiveness Council, direttore del Board of National Investement Trust, membro del comitato direttivo della State bank of Mauritius e chi più ne ha più ne metta…
Secondo me, un aneddoto vale l’uomo.
Quando decide di costruire uno stabilimento per la Micro jewels si reca a chiedere un prestito ad Alan Bates, all’epoca direttore della Banque de Développement, una specie di banchiere all’ennesima potenza insomma. Bates lo ascolta esporre il suo progetto. Si tratta di una novità assoluta per Mauritius, un vero esperimento per cui non esistono paragoni, studi pregressi, cifre da sciorinare, statistiche… un sogno, insomma. Roba che, a occhio e croce, non fa impazzire i banchieri.
Bates lo ascolta in silenzio e poi lo fissa per un tempo interminabile. Alla fine, chiede: “Insomma, lei mi sta chiedendo di firmarle un assegno sulla fiducia?”. Poncini sostiene lo sguardo. E il banchiere prosegue: “E io glielo firmo”.
Ora, concorderete con me, non sarà un poeta, ma farsi staccare un assegno da un banchiere sulla parola è una grande arte anche quella, no?

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