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Sorridete, please

Uno dei primi dagherrotipi Mauriziani, 1842 circa, thanks to: Musée de la photographie MauritiusSfogliare un vecchio album di fotografie… il quartiere è così cambiato, quella casa non esiste più, lo zio Mario con tutti i capelli, e guarda come ci vestivamo! Sovrapporre la memoria delle cose al loro presente è un gioco affascinante.
Che si tratti di foto di famiglia, degli amici (non ditemi che non vi siete mai fatti mostrare una foto su una vecchia patente!) o di un posto che amiamo, le testimonianze fotografiche del passato sono davvero preziose. Perché sono le uniche capaci di restituire il sapore, “l’aria” di un tempo.
Le premier Premier Ministre de Maurice Sir Seewoosagur Ramgoolam, thanks to: Musée de la photographie, MauritiusSe anche Mauritius dispone di un colossale e preziosissimo “album di famiglia” il merito è della passione di Marie Noelle e Tristan Bréville che da quarant’anni raccolgono e collezionano fotografie dell’isola, in parte esposte al Museo della fotografia di Port Louis.
Archivi di studi fotografici, archivi familiari, anche macchine fotografiche e attrezzature da camera oscura… tutto quello che ha a che fare con la storia della fotografia a Mauritius li interessa. Una storia lunghissima, peraltro, se è vero, come sostiene Bréville, che il primo fotografo mauriziano, Ferdinand Wornitz, realizzò i primi dagherrotipi addirittura nel 1840. Cioè soltanto un anno dopo il famoso annuncio di Louis Daguerre a Parigi, convenzionalmente considerato l’anno di nascita della fotografia.
Le premier départ du M.V. Mauritius à Rodrigues 1955, thanks to: Musée de la photographie, MauritiusIl Museo, oltre a una ricca biblioteca specializzata, conserva più di quattrocentomila negativi, una collezione unica di dagherrotipi mauriziani, rare stereoscopie autocrome dei fratelli Lumière (si, proprio quelli del cinematografo!), stampe fotografiche e preziose macchine fotografiche di tutti i tempi. I soggetti sono i più disparati: personaggi famosi e bei volti sconosciuti, mestieri scomparsi, vedute suggestive di angoli dell’isola che ormai esistono solo lì, creature fatate di un sortilegio che li ha imprigionati tra quei granelli d’argento.

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