Un bel pezzetto di Nobel!
lunedì 13 ottobre 2008
E adesso sull’isola arriva anche un Nobel! Almeno un pezzetto…
Complimenti a Jean-Marie Auguste Le Clézio, fresco di nomina dall’Accademia delle scienze di Stoccolma, dalla doppia nazionalità francese e mauriziana. Un legame con Mauritius che non si riduce alla sola intestazione di un passaporto ma è, al contrario, un vincolo fortissimo, che ha lasciato intense tracce nella sua vita e nella sua opera.
Un legame, peraltro, di vecchissima data: Pierre Le Clézio, trisavolo del nostro, di antica famiglia bretone, arriva a Mauritius già nel Settecento.
I Le Clézio non se ne andranno più, alcuni di loro faranno fortuna, altri torneranno in Francia, ma la famosa maison Eureka appartiene ancora a loro. Tra chi lascia l’isola, i genitori di Jean-Marie, che nasce, infatti, a Nizza, prima di trasferirsi in Nigeria, dove il padre ha nel frattempo trovato lavoro.
Jean-Marie resterà per sempre un grande viaggiatore ma Mauritius è per lui la terra dell’infanzia, dei primi, fondamentali, ricordi e del nonno Eugene, su cui tanto ha lavorato e scritto il neo-laureato romanziere.
Io sono arrivata a lui grazie a un’altra mia passione, la pittrice messicana Frida Kahlo, della quale Le Clézio ha firmato una biografia. Poi, scoperte le sue origini, sono passata ai libri più mauriziani, come “Le Chercheur d’or”, “Voyage à Rodrigues” e la deliziosa raccolta di indovinelli “Sirandanes”, con un prezioso glossario creolo. Ve ne volevo parlare da tanto, anzi, a essere onesti… ehm… ero convinta di averlo già fatto, per fortuna che è arrivato il comitato dei diciassette a tirarmi le orecchie.
Per farmi perdonare, ci tornerò su.
Chiudo citando un pezzetto della motivazione che accompagna il conferimento del titolo più prestigioso del mondo, perché è semplicemente troppo bella: autore “di rottura, avventura poetica e dell’estasi sensuale, esploratore di un’umanità che va oltre e nel profondo della civiltà dominante”.
Chapeau!
p.s. Però Philip Roth e Vargas Llosa non ce li dimentichiamo nei prossimi due anni, d’accordo?
