Senza parole.
28 novembre 2008 | armonia | Nessun Commento
Non accontentarti dell’orizzonte. Cerca l’infinito.
Così dice Jody Sticca su Flickr descrivendo la sua meravigliosa foto scattata a Mauritius.
Non accontentarti dell’orizzonte. Cerca l’infinito.
Così dice Jody Sticca su Flickr descrivendo la sua meravigliosa foto scattata a Mauritius.
Strana accoppiata, penserete voi.
E l’ho pensato anche io, in effetti, leggendo l’intervista a Francesco Guccini in occasione dell’uscita di Icaro avvenuta qualche mese fa.
Io lo conosco come cantautore, molto meno come scrittore, ma in questo caso la curiosità si è fatta più forte perché uno dei sette racconti di Icaro, La scimmia, è ambientato a Mauritius.
Naturalmente, una volta scoperto l’intento dell’autore, si capisce che la scelta di Mauritius è solo un pretesto… un posto esotico nell’immaginario condiviso per poter parlare ironicamente degli italiani in vacanza, o meglio, di alcuni italiani in vacanza che vengono gabbati da uno scaltro isolano.
E nella loro tragicomica e grottesca avventura non è difficile riconoscere alcuni comportamenti che, credo, è capitato a tutti di osservare quando siamo in viaggio
Ho trovato questo bellissimo video di Mauritius, girato da Lorenzo Battaglioli, su YouTube.
E sapete cosa vi dico? Che Lorenzo è davvero bravo.
Rende con le sue inquadrature e il montaggio un’atmosfera sognante e morbida che si addice bene all’ile che qui si mostra in tutta la sua bellezza.
Vi consiglio di staccare telefono e cellulare, mettervi seduti comodi e godervelo in santa pace.
Avete presente una bella donna indiana, capelli e occhi neri, lunghi orecchini d’argento e il sari che scivola morbidamente a segnare appena le curve del suo corpo mentre cammina, sottolineando l’eleganza dei movimenti e mandando bagliori di seta cangiante?
E avete presente un pacchetto di quelli incartati male?
Ecco, nel tentativo, temo velleitario, di passare da una condizione all’altra, ho sequestrato per un intero pomeriggio Varsha.
Eravamo entrambe invitate al matrimonio di una cara amica di origine indiana, a Mauritius. La sposa aveva deciso che sarebbe stato carino se tutte le invitate avessero indossato l’abito tradizionale indiano. “Si! Bellissimo!” avevo pensato, prima di realizzare con terrore che tra le invitate c’ero anche io. E che questo avrebbe quindi significato una lotta impari tra me e una striscia di stoffa alta un metro e lunga oltre sei.
Varsha mi aveva prima accompagnata a comprare uno dei famosi e preziosissimi sari mauriziani. Un incanto! Un’organza di seta piuttosto pesante di un bell’ocra dorato con ricami e decori delicati di perline ocra, verde e blu oltremare, con corpetto e sottogonna abbinati.
Con sottogonna e choli, il corpetto a mezze maniche che lascia scoperta una fascia intorno alla vita, me l’ero cavata alla grande. Si, beh, avete ragione, fin lì non è che ci voglia molto.
Poi, con pazienza, Varsha mi aveva mostrato come si gira una volta il tessuto intorno alla vita e lo si appunta con una spilla alla sottogonna. Poi, al secondo giro, quasi all’altezza del fianco si formano sette pieghe che si infilano nella sottogonna e si continua a drappeggiare la seta intorno alla vita per poi far passare l’ultimo, lungo, lembo sopra una spalla, in modo che ricada sulla schiena come uno strascico o si posi sul capo come una sorta di velo, ad incorniciare il viso.
Varsha mi aveva fatto provare e riprovare più volte, fino ad essere moderatamente soddisfatta del risultato. Prima di uscire mi aveva dato l’ultimo consiglio: “Se temi che non stia su, metti un paio di spille da balia”.
Un paio!?! Il giorno del matrimonio la mia mise era perfetta, ma dubito fortemente che sarei potuta passare attraverso un qualsiasi metal detector.
“… e stupirsi di trovare tutto questo in una sola isola, Mauritius.
La meravigliosa ospitalità degli isolani, il profumo dei frangipane, l’eleganza degli hotel, la raffinatezza della cucina locale e internazionale, gli splendidi colori dell’isola dai molti toni di azzurro del mare, al verde delle montagne alle tinte sfumate del deserto di Chamarel.”
Parola di Elisabetta
Raphael Geminiani forse non è un nome che dice molto a chi non è appassionato di ciclismo.
Eppure è una vera leggenda. Vincitore, in più di un’occasione, di Tour de France e Giro d’Italia, pedalatore di sostanza, un gran fisico che faceva la differenza nelle corse particolarmente dure e sulle lunghe distanze. Un lottatore della pista. Ma capace anche di contribuire a distruggere quello stereotipo che vuole il ciclista capace di formulare al massimo un pittoresco “Sono contento di essere arrivato uno”.
Chiusa la carriera sui pedali, infatti, è diventato giornalista sportivo e manager di grandi campioni quali Eddie Merckx e, questo sono sicura che lo conoscete tutti, Fausto Coppi.
Di Coppi, Geminiani era grande amico, al suo fianco persino nella fatale trasferta africana.
Di questo e molto altro ha raccontato “le grand fusil”, come lo hanno soprannominato i suoi compatrioti, durante la sua permanenza al Sugar beach di Mauritius, ospite della
Federation Mauricienne de Cyclisme in occasione del Tour de l’ile 2008.
Sull’isola, Rapahel Geminiani c’è arrivato per la sua passione per il ciclismo, sport che, tra parentesi, sta prendendo sempre più piede da quelle parti, ma anche per il suo “cuore di nonno”.
Tra i partecipanti al tour, infatti, anche suo nipote Frédéric. Staremo a vedere se buon sangue non mente.
E’ il dicembre del 1799. La Gazzetta ufficiale annuncia l’uscita a Firenze di un nuovo periodico femminile al prezzo di un paolo, 2 paoli con legatura più elegante. Il magazine di fine Settecento si chiama “Almanacco del buon gusto” e si fa pubblicità così: “elegantissimo, con poesie, Figurini di Moda, con la traduzione del più bello e grazioso fra i Romanzi di cui va superba la Lingua Francese intitolato “Paolo, Virginia” distribuito in Sei capitoli a cui corrispondono altrettante figure incise in rame allegoriche alle peripezie de’ due Protagonisti”.
Il romanzo ormai lo conoscerete, è “Paul et Virginie”, dell’allora illustre assai Bernardin de Saint Pierre, e l’isola in cui è ambientato pure.
Riuscite a immaginarla anche voi la dama in crinoline che, più di due secoli fa, nel suo salotto fiorentino sfoglia l’Almanacco sospirando sulle avventure dei due giovani innamorati e sognando Mauritius?
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