Quando si dice eleganza innata…
martedì 25 novembre 2008Avete presente una bella donna indiana, capelli e occhi neri, lunghi orecchini d’argento e il sari che scivola morbidamente a segnare appena le curve del suo corpo mentre cammina, sottolineando l’eleganza dei movimenti e mandando bagliori di seta cangiante?
E avete presente un pacchetto di quelli incartati male?
Ecco, nel tentativo, temo velleitario, di passare da una condizione all’altra, ho sequestrato per un intero pomeriggio Varsha.
Eravamo entrambe invitate al matrimonio di una cara amica di origine indiana, a Mauritius. La sposa aveva deciso che sarebbe stato carino se tutte le invitate avessero indossato l’abito tradizionale indiano. “Si! Bellissimo!” avevo pensato, prima di realizzare con terrore che tra le invitate c’ero anche io. E che questo avrebbe quindi significato una lotta impari tra me e una striscia di stoffa alta un metro e lunga oltre sei.
Varsha mi aveva prima accompagnata a comprare uno dei famosi e preziosissimi sari mauriziani. Un incanto! Un’organza di seta piuttosto pesante di un bell’ocra dorato con ricami e decori delicati di perline ocra, verde e blu oltremare, con corpetto e sottogonna abbinati.
Con sottogonna e choli, il corpetto a mezze maniche che lascia scoperta una fascia intorno alla vita, me l’ero cavata alla grande. Si, beh, avete ragione, fin lì non è che ci voglia molto.
Poi, con pazienza, Varsha mi aveva mostrato come si gira una volta il tessuto intorno alla vita e lo si appunta con una spilla alla sottogonna. Poi, al secondo giro, quasi all’altezza del fianco si formano sette pieghe che si infilano nella sottogonna e si continua a drappeggiare la seta intorno alla vita per poi far passare l’ultimo, lungo, lembo sopra una spalla, in modo che ricada sulla schiena come uno strascico o si posi sul capo come una sorta di velo, ad incorniciare il viso.
Varsha mi aveva fatto provare e riprovare più volte, fino ad essere moderatamente soddisfatta del risultato. Prima di uscire mi aveva dato l’ultimo consiglio: “Se temi che non stia su, metti un paio di spille da balia”.
Un paio!?! Il giorno del matrimonio la mia mise era perfetta, ma dubito fortemente che sarei potuta passare attraverso un qualsiasi metal detector.
