L’esotismo al di sotto dell’equatore
E’ dall’inizio del pomeriggio che Virnya mi guarda, un po’ di sottecchi, con aria complice. Virnya è figlia di amici che vivono in una graziosa casetta, con un curatissimo giardino, fuori Curepipe. E’ una bella adolescente, molto curiosa e piuttosto taciturna. Conoscendo la sua ritrosia, mi stupisce molto che oggi cerchi di attirare così la mia attenzione. Finalmente, approfittando di una pausa nella conversazione, mi dice che ha qualcosa da mostrarmi. Incuriosita, la seguo in camera sua. Dietro una montagna di pupazzetti di peluche, sopra il letto, appeso a una parete rosa che solo un’adolescente, un poster, vagamente stropicciato, di Raoul Bova. 
Guardo Virnya stupita, non avevo idea che fosse famoso da queste parti. “Non è italiano?”, esordisce, un po’ perplessa dal mio stupore. “Non è famoso in Italia?”. La rassicuro su entrambi i punti e le spiego la ragione della mia sorpresa. Senza farsi pregare, mi racconta che il buon Bova è stato in vacanza qui per le feste di fine anno. E, a quanto pare, una compagna di classe di Virnya lo ha incontrato ed è rimasta incantata dal “Tom Cruise italiano” (così lo chiama la giovine, così io vi riferisco), contagiando tutta la scuola.
Quando riesco a inserirmi nella conversazione, devono pur sempre respirare ogni tanto anche le adolescenti invaghite, chiedo a Virnya cosa le piaccia, in particolare, dell’attore di casa nostra. E lei, dall’alto di una bellezza per cui deve ringraziare due nonni francesi, una nonna indiana e un’altra di origine cinese, sospira: “E’ così bello… ha un’aria talmente… esotica!”
Sorrido. Oh! la ricchezza preziosa dei punti di vista!
