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Archivio della Categoria 'amore'

Mauritius 1976

sabato 14 febbraio 2009

scan11.JPG

Uno dei più grandi piaceri di viaggio è tenere un diario. Mi piacciono tutti, i miei e quelli altrui.

Quelli più tradizionali, con appunti e disegni, da Grand Tour settecentesco; quelli più sbarazzini con incollati biglietti, menù e cartoline; quelli fotografici o, per i più due-punto-zero, i blog on-line…
Così vi immaginerete il piacere di scoprire che Renato, un caro amico di cui non sospettavo la passione per Mauritius, ha tenuto un diario del suo viaggio di nozze sull’isola: Mauritius nel 1976! scan22.JPG
L’ile era appena diventata una meta venduta dai tour operator italiani, Best tours aveva inaugurato la destinazione giusto l’anno prima, se non sbaglio. Così Renato e la moglie Emanuela sono stati tra i primi italiani a metterci piede, cosa che rende ancora più prezioso il grosso quaderno che Renato mi porge un po’ titubante.
E’ pieno di cartoline, biglietti aerei, certificati di vaccinazione (era ancora richiesta, allora, la vaccinazione contro la febbre gialla!), scontrini, cartine, fotografie…
Cerco tracce che mi consentano di sovrapporre la Mauritius di trentatrè anni fa a quella che conosco io.
Le capanne lungo una delle strade principali, che danno al posto un “sapore” così africano, non ci sono più.
La spiaggia di Flic en Flac così deserta non l’ho vista mai. scan6.JPG
Eppure, l’ile è sempre la stessa, con le ballerine aggraziate e piene di energia, l’hotel La Pirogue (certo, gli alberelli un po’ stentati di allora sono diventate un giardino rigoglioso…), i mercati, il mare blu e le persone sorridenti.

E mi chiedo che effetto farà rileggere questo blog nel 2042.

Profumo di tè, di fiori e di alba

martedì 27 gennaio 2009

Sonia ha poco più di quarant’anni, fa la scrittrice, ha una sola figlia, avuta da un amore di gioventù che, nel profondo del suo cuore, non ha mai sostituito. Nel giorno delle nozze della sua adorata Anna, Sonia ripensa alla sua vita, alla sua famiglia, al suo antico amore, agli anni belli e difficili da mamma single, al successo professionale. E ricorda l’isola in cui  è nata e da cui partita nel mondo.
Un’isola su cui si vede il mare da ogni punto, e ci sono sempre almeno 25°. Su cui crescono gli alberi del pane ed è bello appoggiare il naso al loro tronco per annusarne il profumo dolce-amaro finché sembra di averlo aspirato tutto. Un’isola in cui, a scuola, davano ai bambini del latte un po’ annacquato e una pera troppo dura all’ora di merenda. Natacha AppanahDa cui Sonia ha portato un tè nero, con scorze d’arancia, un po’ di cannella e appena un sentore di rosa. Da cui ha portato la nostalgia per il sapore zuccheroso della canna che fa cricchiare i denti e  delle notti con migliaia di stelle così vicine che sembra di allungare una mano e toccarle.
E soprattutto il ricordo dei fiori, che crescono spontaneamente, ovunque, e formano ricami contro il cielo. Gli enormi fiori di ibisco, i delicati frangipane, gli incredibili flamboyant, i fiori della guaiava, cangianti alla luce del primo mattino, e quelli dello zafferano, intrecciati gli uni agli altri. Tutti profumati di alba, di sole e di notte.
Nathacha Appanah, ne Le nozze di Anna, dice tutto questo e altro ancora molto ma molto meglio di così.

Quando si dice eleganza innata…

martedì 25 novembre 2008

Avete presente una bella donna indiana, capelli e occhi neri, lunghi orecchini d’argento e il sari che scivola morbidamente a segnare appena le curve del suo corpo mentre cammina, sottolineando l’eleganza dei movimenti e mandando bagliori di seta cangiante?
E avete presente un pacchetto di quelli incartati male?
Ecco, nel tentativo, temo velleitario, di passare da una condizione all’altra, ho sequestrato per un intero pomeriggio Varsha.
Eravamo entrambe invitate al matrimonio di una cara amica di origine indiana, a Mauritius. La sposa aveva deciso che sarebbe stato carino se tutte le invitate avessero indossato l’abito tradizionale indiano. “Si! Bellissimo!” avevo pensato, prima di realizzare con terrore che tra le invitate c’ero anche io. E che questo avrebbe quindi significato una lotta impari tra me e una striscia di stoffa alta un metro e lunga oltre sei.
Magnifico sari proveniente da Mauritius, thanks to: http://www.diwalistore.it/blog/?s=choliVarsha mi aveva prima accompagnata a comprare uno dei famosi e preziosissimi sari mauriziani. Un incanto! Un’organza di seta piuttosto pesante di un bell’ocra dorato con ricami e decori delicati di perline ocra, verde e blu oltremare, con corpetto e sottogonna abbinati.
Con sottogonna e choli, il corpetto a mezze maniche che lascia scoperta una fascia intorno alla vita, me l’ero cavata alla grande. Si, beh, avete ragione, fin lì non è che ci voglia molto.
Poi, con pazienza, Varsha mi aveva mostrato come si gira una volta il tessuto intorno alla vita e lo si appunta con una spilla alla sottogonna. Poi, al secondo giro, quasi all’altezza del fianco si formano sette pieghe che si infilano nella sottogonna e si continua a drappeggiare la seta intorno alla vita per poi far passare l’ultimo, lungo, lembo sopra una spalla, in modo che ricada sulla schiena come uno strascico o si posi sul capo come una sorta di velo, ad incorniciare il viso.
Varsha mi aveva fatto provare e riprovare più volte, fino ad essere moderatamente soddisfatta del risultato. Prima di uscire mi aveva dato l’ultimo consiglio: “Se temi che non stia su, metti un paio di spille da balia”.
Un paio!?! Il giorno del matrimonio la mia mise era perfetta, ma dubito fortemente che sarei potuta passare attraverso un qualsiasi metal detector.

Sognando Mauritius, due secoli fa

mercoledì 19 novembre 2008

Paul et Virginie, thanks to: http://en.easyart.com/content/E’ il dicembre del 1799. La Gazzetta ufficiale annuncia l’uscita a Firenze di un nuovo periodico femminile al prezzo di un paolo, 2 paoli con legatura più elegante. Il magazine di fine Settecento si chiama “Almanacco del buon gusto” e si fa pubblicità così: “elegantissimo, con poesie, Figurini di Moda, con la traduzione del più bello e grazioso fra i Romanzi di cui va superba la Lingua Francese intitolato “Paolo, Virginia” distribuito in Sei capitoli a cui corrispondono altrettante figure incise in rame allegoriche alle peripezie de’ due Protagonisti”.
Il romanzo ormai lo conoscerete, è “Paul et Virginie”, dell’allora illustre assai Bernardin de Saint Pierre, e l’isola in cui è ambientato pure.
Riuscite a immaginarla anche voi la dama in crinoline che, più di due secoli fa, nel suo salotto fiorentino sfoglia l’Almanacco sospirando sulle avventure dei due giovani innamorati e sognando Mauritius?

Giulietta e Romeo non abitano più qui

venerdì 30 maggio 2008

Romeo e Giulietta, Hayez 1823, thanks to: http://blog.libero.it/ilpeloedilvizio/Prima o poi mi dovrò interrogare sul perché riscuoto tanto successo con i signori dai 70 in su. Intanto, sperando che la faccenda continui, che se non altro a novant’anni, con le amiche, potrò giocare a fare la demimoore della quarta età, mi godo delle sagge chiacchierate sulle panchine nei parchi, la mattina presto in riva al mare o in coda al supermercato.
Jean Claude mi incuriosisce perché passeggia lungo il molo vestito di tutto punto ma a piedi scalzi. Abbronzato ed elegante, dall’incedere appena un po’ zoppicante, giusto quanto basta per dare un senso al bastone cui si appoggia con grazia.
Ogni tanto sosta ad osservare i primi pescatori che tornano in porto poi, con il giornale sotto il braccio, si avvicina al muretto su cui sono seduta e, dopo avermi fatto un cenno garbato, si ferma accanto a me.
Non fa nemmeno finta di mettersi a leggere, forse si è accorto che lo osservavo, forse segue semplicemente la legge degli over 70 ed è il momento della chiacchierata mattutina con la fanciulla ricciolina dall’aria gentile.
Si incomincia dal tempo, un classico in tutto il mondo, e si passa alla mia origine, altro classico, turista o no? Ci possiamo fidare di te? Supero l’esame e Jean Claude mi racconta di sé.
E’ nato qui, il padre lavorava nella piantagione di zucchero di Saint-Félix, la fabbrica in attività più antica di Mauritius, ma mi racconta, con finto distacco, che nella sua famiglia si favoleggia addirittura di discendere dal visconte di Souillac. Il nobile francese che, nel 1787, decise di creare in questa località, il punto più meridionale dell’isola, uno scalo per i vascelli che dalla madrepatria si recavano in India.
Le storie di famiglia mi piacciono, e Jean Claude, a dirla tutta, ha bisogno di pochissimo incoraggiamento. Ad un certo punto, dal portafoglio, tira fuori la fotografia di un bel ragazzo. Lui con cinquant’anni in meno! Mi deve aver letto nel pensiero, mi sorride con orgoglio e mi spiega: “Mio nipote. Jean-Claude anche lui, come me – il sorriso non accenna a spegnersi. “Si sposa domani”.
“Che bello! La aspetta una grande festa allora”.
Dalla tasca spunta un’altra foto. Una ragazza con occhi neri e lucentissimi capelli corvini lunghi fino alla vita, sottile sottile. “Zi Lin – mi spiega Jean Claude – la mia nuova nipote. Non è bellissima?”.
Sorrido anche io.
Mi torna in mente un’interessantissima inchiesta comparsa in occasione dei quarant’anni della Repubblica su L’express. Quasi il 70% dei mauriziani non è contrario all’idea che un figlio o una figlia sposi una persona appartenente a un’altra comunità. Non era così all’epoca in cui Jean-Claude si è sposato e men che meno nell’epoca in cui suo padre ha scelto la sua compagna di vita.
Guardo il mare e penso che, forse, possiamo dare un po’ di fiducia a questo mondo.
E che si, Jean Claude e Zi Lin sono proprio bellissimi.

Dei birichini e salvatori del mondo

martedì 22 gennaio 2008

Raffigurazione di Shiva, thanks to: http://www.bbc.co.ukDèi minori e demoni, si sa, sono irrequieti per natura. Una ne pensano e cento ne fanno. Così, un giorno, tanto tanto tempo fa, cosa facciamo cosa non facciamo, decisero di battere per bene le acque dell’Oceano per cercare di estrarne l’elisir dell’immortalità. E dagli torto…
Comunque, ogni volta che qualche piccoletto cerca di innalzarsi a livelli troppo alti per la sua natura caduca, succedono sempre dei grossi pasticci. Immagino vi ricordiate la storiaccia di quella mela. E così, invece che la miracolosa essenza, dalle acque dell’Oceano sorse un veleno mortale, che riduceva in cenere tutto quello che trovava sul proprio cammino.
I devas, queste divinità impegnate nel campionato cosmico di serie B, si risolsero a chiedere aiuto al più grande di tutti: Shiva. Ottima scelta. Per salvare l’umanità della distruzione, Shiva ingoiò tutto il veleno. Riuscì a restare in vita, con la piccola, e graziosa, conseguenza di diventare blu. I devas intanto, cercando probabilmente di farsi perdonare ilUn momento della festa, thanks to: http://mauritius.voyaz.com guaio, gli versavano acqua fresca sul corpo per alleviarne le sofferenze.
Per gli hindu, ricordare il grandioso gesto di Shiva, che evitò al mondo una prematura scomparsa, è una cerimonia importantissima, forse la principale del loro calendario. E indovinate un po’ dove si svolge il più grande pellegrinaggio in onore di Shiva al di fuori dell’India? Troppo facile, lo so.
Nei tre giorni di festa tra febbraio e marzo, che culminano in una notte senza luna, il Grand Bassin al centro dell’isola diventa il fulcro brulicante della spiritualità hindu mauriziana. Un momento della festa, photo © 2005 Zach Sisisky, http://www.pluralism.orgGuardandolo dall’alto si vedono le sue coste fiorite di bianco, con qualche sari rosso o giallo qua e là. Uomini, donne, bambini, tutti portano abiti candidi per omaggiare Shiva. Poco alla volta, poi, sul lago iniziano a galleggiare foglie e fiori, mentre i bastoncini di incenso profumano l’aria. Su alcune foglie di banano vengono anche accese delle luci che tremolano in mezzo all’acqua.
Guardando più da vicino, si vedono uomini e donne raccogliere con gesti misurati l’acqua del lago in piccoli recipienti di metallo, per poi versarla nuovamente nel bacino, in memoriaun kanwar, photo © 2005 Zach Sisisky, http://www.pluralism.org del gesto dei devas. Alla fine, le ampolle piene di acqua sacra verranno sistemate sui kanwar, coloratissimi tempietti di bambù decorati con fiori, specchietti e statue di cartapesta. Dopo la chiusura delle cerimonie, fedeli in t-shirt e pantaloncini rigorosamente bianchi, concessi uno zainetto blu o uno Shiva multicolore sulla maglietta, si caricheranno i kanwar in spalla e li porteranno fino al tempio del proprio villaggio, dove l’acqua verrà usata per le abluzioni alla statua della divinità.

Ninfee giganti e amori perduti

giovedì 3 gennaio 2008

L’anziana signora seduta sulla panchina ha dei capelli tra il turchino e il violetto come non vedevo da tempo. In mano, un enorme album da disegno su cui traccia delle linee. Mi La Victoria Regia a Pamplemousses, thanks to: http://www.mauritiusonline.it/avvicino e vedo che sta copiando le enormi foglie della Victoria Regia, nel meraviglioso laghetto dei Royal botanical gardens di Pamplemousses. Decine e decine di disegni a matita delle foglie, alcune fiorite, ricoprono le pagine dell’album. Ha una buona mano.
Mi fermo per un po’ a guardarla e dopo qualche tempo, senza sollevare gli occhi o smettere la sua opera, mi rivolge la parola in un inglese d’altri tempi.
“E’ merito della mia famiglia, sa, se queste piante sono qui”.

Pamplemousses, thanks to: classic-travel-adventures.blogspot.comPenso a Le Bourdonnais, che ha voluto questo meraviglioso parco come giardino per la propria residenza, o a Pierre Poivre, il botanico a cui l’allora governatore dell’isola diede l’incarico di realizzare il suo sogno.
Una bella storia di amicizia tra due uomini separati da vent’anni di età ma con delle fortiUn ritratto di Pierre Poivre, thanks to: http://www.historun.com/ passioni in comune.

La bella signora fa di no con la testa, un po’ sdegnata mi risponde: “Siamo inglesi, noi”.
In queste competizioni non mi ci metto, aspetto che il suo sdegno campanilistico si plachi e che ricominci a raccontare. E infatti, puntuale, il racconto arriva.

“Il nonno di mio nonno…”. Faccio qualche rapido calcolo, la signora avrà almeno ottant’anni, quindi direi che stiamo parlando dell’inizio dell’Ottocento o giù di lì.
Insomma, l’avo della signora dai capelli turchini, come nella migliore delle tradizioni, si era perdutamente innamorato di una dama di compagnia dell’allora regina. Per quanto di nobile stirpe, aveva mirato comunque troppo alto, e la bella era andata sposa a un altro più altolocato gentiluomo. In preda alla disperazione, decise di fuggire lontano.
Si imbarcò sul primo veliero disposto ad accogliere un giovane fornito di un discreto gruzzolo e salpò per una destinazione sconosciuta.

Personalmente, resto dell’idea che, fuga per fuga, è sempre meglio decidere la meta del proprio viaggio, ma forse non sono abbastanza romantica.
Comunque, nell’interminabile viaggio per mare, il nostro cuore spezzato fece amicizia con due gentiluomini che si occupavano di una curiosa disciplina, molto cara agli anglosassoni, la botanica. La noia della traversata era tale che il nonno del nonno della nostra signora turchina finì per dedicarsi con attenzione persino ai tomi di botanica che i due studiosi avevano con sé. Quando sbarcò in prossimità del rio Amazzoni, era un esperto della disciplina da fare invidia a Linneo. Così, si unì ai due uomini nell’esplorazione della foresta vergine alla scoperta di nuove specie e, la solita fortuna del principiante, si imbatté proprio in questa meravigliosa specie di ninfee dalle foglie enormi.
Un ritratto di Le Bourdonnais, thanks to: http://www.ilemauricepratique.com Con lui la pianta tornò in Inghilterra, ai Kew gardens, e da lì si diffuse nel mondo e, grazie ai due francesi di cui sopra, anche a Mauritius, dove, per la nostra gioia, ha trovato un ambiente decisamente di suo gradimento.

La bella signora dai capelli turchini mi racconta che il suo antenato, da allora, ha sempre amato appassionatamente le piante, cui ha dedicato la propria vita, e ha trasmesso questo amore a tutti i suoi discendenti. “Però – me lo dice con tono basso e complice, come se mi stesse parlando del suo vicino di casa, e non di un uomo morto due secoli fa – non si è mai più sposato”. Sospira, da brava vecchina romantica. E io con lei.
Secondo me, la storia è troppo bella per essere vera. Ma, come ha fatto la signora con me, perché non raccontarla comunque?

Finalmente… Paul e Virginie

martedì 30 ottobre 2007

Per chi capita a Mauritius è difficile non incappare nei nomi di Paul e Virginie. Si tratti di un ristorante, una statua o anche solo una citazione, la coppia è sicuramente diventata una dei simboli dell’isola. Per capire di chi si tratti, l’ultima tappa del nostro viaggio letterario mi porterà a Nord, dalle parti di Cap Malheureux e di Poudre d’Or.

Copertina del libro, thanks to: http://www.liberonweb.com/Paul e Virginie sono i protagonisti dell’omonimo romanzo dello scrittore francese Jacques-Henri Bernardin de Saint-Pierre (in Italia, giustamente, sconosciuto).
Nel libro si racconta della tragedia del Saint Geran, nave che naufragò (sic) a nord diPaul et Virginie, thanks to: http://www.ac-strasbourg.fr/ Mauritius, a Poudre d’Or, e a bordo della quale si trovava Virginie, promessa sposa di Paul. La bella ragazza, pudica come si addiceva a una vera dama, preferì morire piuttosto che abbandonare i propri vestiti in mare. Di lì a poco sarà il crepacuore a portarsi via Paul. Una tragedia nella tragedia, un Titanic in cui anche Kate Un abecedario dedicato ai due amanti, thanks to: http://classes.bnf.fr/Winslet muore.

Ora, del perché un’isola solare, bellissima, decida di eleggere a propri simboli i due protagonisti di un libro tanto tragico e prescindibile non discuto, ma sicuramente la parte settentrionale dell’isola, legata doppio filo con i due innamorati, merita una visita approfondita. Se ci si arriva dalla costa occidentale, si potrà incontrare anche tutta una serie di spiagge notevoli, come quelle della zona di Triolet e Grand Baie.
La chiesetta di Cap Malhereux, thanks to: Ente del Turismo Isola di Mauritius D’obbligo è la foto alla chiesetta bianca con tetto rosso fuoco, che si trova proprio a Cap Malheureux, che per altro si chiama così perché è il luogo che vide la prima sconfitta navale della marina francese (quindi Capo Sfortuna per i francesi, e Capo Fortuna per gli inglesi). Se si ha del tempo libero si consiglia un periplo dell’isola con ridiscesa verso sud passando dalla impervia costa orientale, frastagliata e selvaggia.

Michele

Di come Baudelaire perse la testa…

lunedì 15 ottobre 2007

Mauritius è un’isola particolare, il racconto di questo viaggio sarà sui generis. A farci da guida non saranno infatti le indicazioni dei tour operator o delle aziende di promozione turismo, ma le parole di chi con le parole è abituato a farci sognare: gli scrittori.
Mauritius infatti è stata, nel corso dei secoli, meta di viaggiatori importanti (no, non c’è stato Jules Verne, e non è di Mauritius che parlava L’isola misteriosa…).

Qualche nome? Prima del sottoscritto (sto scherzando…) è capitata da queste parti gente del calibro di Charles Baudelaire, Joseph Conrad e Mark Twain, mica scherzi. Mark Twain, thanks to: The New York Times Photo Archives
E poi c’è stato anche Jacques-Henri Bernardin de Saint-Pierre.
Chi?, direte voi.
È una storia lunga, che vi spiegherò in seguito di come Baudelaire perse la testa per una dama creola e trovò la poesia.

Charles Baudelaire, thanks to: languageisavirus.com/ Noi cominciamo il nostro giro di Mauritius con Charles Baudelaire, che proprio a queste latitudini scrisse i suoi primi versi, dedicati a una donna creola di cui si innamorò follemente. A fare da cornice all’incontro fatale furono i giardini di Pamplemousses, secondo giardino botanico al mondo, ci tiene a dirmi l’autista che mi ci accompagna dalla vicina Port Louis. Questa della classifiche è un po’ una fissa dei mauriziani, scoprirò col passare dei giorni (giorni nei quali vedrò il terzo ippodromo al mondo, la cascata più alta di Mauritius, il tempio Tamil più antico, e tutta una serie di altre amenità), ma c’è da dire che Pamplemousses, giardino voluto nel 1740 dal governatore Mahé de La Bourdonnais, è davvero un bel posto dove fare una passeggiata.

I giardini di Pamplemousses, thanks to: Ente del Turismo Isola di Mauritius Ci sono oltre cinquecento tipi di piante, dai baobab, alle piante del sangue (chiamate così perché hanno un particolare tipo di resina rosso scuro), fino a tutta una serie di ninfee davvero impressionante.
Qui un giovanissimo Baudelaire, sbarcato nell’isola in seguito a una tempesta che quasi distrusse la Paquebot des Mers, nave su cui era imbarcato, scrisse nel 1841 la poesia A una dama creola, poi confluito nella raccolta I fiori del male. copertina di Les fleurs du mal
Proprio un bel posto dove scoprirsi poeta, non c’è che dire.

E ora vi racconterò di come Joseph Conrad trovò la sua fortuna, la letteratura. Quasi cinquanta anni dopo del poeta francese, nel 1888, a fare scalo a Port Louis è il veliero battente bandiera australiana Otago, comandato da colui che sarebbe passato alla storia della letteratura come Joseph Conrad.
Joseph Conrad, thanks to: www.notablebiographies.com Lo scrittore di origini polacche, ai tempi dedito, ancora per poco, alla navigazione, rimase nell’isola per due mesi, durante i quali corteggiò due donne. Questa esperienza finì poi in un racconto lungo, Un briciolo di fortuna, uscito nel 1911 nel libro Tra terra e mare.

Michele

I dieci minuti che sconvolsero il cinema mauriziano…e non solo

venerdì 28 settembre 2007

Quando si spengono le luci nella sala del Centre Baudelaire di Rose Hill c’è una grande attesa. Ci aspettano dieci minuti di film, tutto girato sul sedile posteriore di un taxi. Dieci minuti che, per Mauritius, sono un grande evento.
Gli autori, thanks to: http://www.lexpress.mu/Annick Sandian e Jason Lafolle sono due cineasti mauriziani.

Nonostante molti film stranieri, soprattutto indiani, vengano girati sull’isola, produrre film con le risorse e le strutture locali è tutt’altro che semplice. Men che meno se si decide di fare un cortometraggio per partecipare al primo Festival del cinema lesbico gay bisessuale e transgender promosso sull’isola. Anzi, il primo in tutta l’area dell’Oceano indiano!

Ma la grinta e la vivacità di Anick unite alla timida caparbietà di Jason hanno creato un binomio inarrestabile. Da qualche anno ormai lavorano insieme puntando a un cinema divertente, da fare e da vedere, ma impegnato. Così, saputo del festival organizzato dall’attivissimo collettivo Arc en ciel, si sono rimboccati le maniche e non si sono lasciati sfuggire l’occasione di portarci almeno una produzione mauriziana.
Una sceneggiatura scritta a quattro mani, cinque giorni di pre-produzione e due intensive giornate di riprese. In tempo da record il film era pronto da montare. I dieci minuti del loro Backseat, una storia di ricerca e scoperta, hanno fatto sorridere, ridere e riflettere gli spettatori presenti alla chiusura della manifestazione.

Locandina della marcia del gay pride; thanks to: http://www.servihoo.comQuasi in contemporanea, oltre trecento persone hanno preso parte, sempre nella cittadina di Rose Hill, alla seconda marcia del gay pride mauriziano. Purtroppo quest’anno, dato il momento particolarmente delicato per la legislazione sui diritti omosessuali, nessun politico se l’è sentita di partecipare, ma la festa è stata molto allegra e colorata.

Mauritius! Inarrestabile, moderna e antica Mauritius. Sempre piena di sorprese, di voglia di andare avanti e di vivere coccolando le tradizioni. Adesso pare proprio che finalmente stia anche spuntando un arcobaleno in più!