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Archivio della Categoria 'economia'

Salari e prezzi sull’île

giovedì 1 ottobre 2009

Magari a qualcuno di voi è venuta voglia di trasferirsi sull’île?
Io ogni tanto un pensierino ce lo faccio… Beh, se anche qualcuno tra di voi ci ha pensato, gli interesserà sapere che il Pay Research Bureau, che si occupa di tenere sotto osservazione i salari e le condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici mauriziani, ha da poco rivisto verso l’alto tutti gli stipendi. Attualmente un manager statale al più alto livello guadagna 82.500 rupie, cioè circa 1841 euro al mese. Scendendo un po’, abbiamo salari tra i 752 e i 1149 euro per i chirurghi dentisti e tra i 490 e i 1004 per un ingegnere meccanico. Gli insegnanti guadagnano tra i 233 e i 577 euro al mese, mentre gli autisti possono variare, a seconda dell’incarico, dai 200 ai 325. La paga di un commesso oscilla tra i 165 e i 261 euro e un operaio non specializzato porta a casa tra i 143 e i 227 euro. Per farvi un’idea del costo della vita, un pasto economico costa più o meno l’equivalente di 3 euro, salendo ai 7/8 euro per un’ottima cena a base di pesce. Mettete mano alla calcolatrice e fate i vostri conti ;-)

Eco-turismo e kite-surf

lunedì 29 giugno 2009

kitesurf.jpgLezioni di kite-surf? Una delle migliori scuole di kite è quella dell’Hotel Ebony, a Rodrigues, parola di Dorothy Carle.
Dorothy è una vivacissima quarantenne, assai sportiva, che vive e lavora a Mauritius, e ama passare le sue vacanze a Rodrigues. Magari proprio esercitandosi nel kite.
E’ tra le persone che meglio conoscono Mauritius. Tanto che da dieci anni, con la Route du thè, offre ai visitatori la possibilità di scoprire un’altra faccia dell’isola: il suo interno, ricco di storia, cultura, natura e bellezza. Non a caso, il suo consiglio a chi voglia scoprire l’isola è seguire le tracce dell’eco-turismo: Domaine de chasseur, Domaine de St. Felix, Chamarel… Luoghi davvero straordinari in cui il turismo si coniuga con l’ecologia e la conservazione dell’ambiente naturale. “Sarebbe anzi ora – racconta Dorothy – di lavorare ad una carta di qualità che certifichi le attività davvero eco-compatibili, che si preoccupano realmente di preservare l’ambiente e la sicurezza dei turisti”.
Un suggerimento davvero intelligente, che aiuterebbe l’île a conservare le proprie ricchezze naturali e i visitatori a goderne.
Ci sentiamo senz’altro di farlo nostro.

Lotteria in paradiso

lunedì 20 aprile 2009

Ebbene si, anche a Mauritius la dea bendata affascina molti!
Questa fotolotteria_in_paradiso.jpg l’ho scattata in giro per Port Louis, tempo fa: indovinate cosa vuol dire la scritta in creolo, lingua dolce e zuccherina che come sapete amo molto, e non solo perche’ ha a che fare con il mio nome! :)

Un mare di papaveri

mercoledì 22 ottobre 2008

La copertina del romanzo, thanks  to: http://www.neripozza.it/La goletta si avvicina alla costa. Le vele, sugli alberi alti fino al sole, schioccano al vento. Il veliero ha lasciato l’India da giorni. A bordo non ci sono solo i lavoratori indiani che vengono a rovinarsi la salute sgobbando nelle piantagioni di canna da zucchero di Mauritius, nuovi schiavi dopo l’abolizione della schiavitù, ma inglesi, francesi, marinai dalle nazionalità improbabili. E mille sono le lingue che si sentono: hindi, urdu, inglese, francese e, soprattutto, nei richiami e nelle grida dell’equipaggio, il lascari, la lingua franca dei marinai che solcavano le acque dell’Oceano indiano.
Un ritratto di Amitav Ghosh, thanks to: http://www.maltap.com/anglo/Per tutti la stessa meta, l’ile, in cerca di fortuna. O almeno per non morire di fame.
Amitav Ghosh, nel suo nuovo romanzo, Mare di papaveri, per raccontare la nascita dell’India moderna, parla anche di Mauritius. E di Trinidad, e della Cina… Ci ricorda, con la sua affascinante prosa, che vivevamo in un mondo globale anche prima di essercelo detto. Piantagione di papaveri da oppio, thanks to: http://current.com/Che anche prima che ce lo dicessimo le persone lasciavano la sicurezza delle proprie case per un lavoro purchessia. E la Cina era la potenza economica che riversava sul mondo i suoi prodotti senza consentire in cambio che la merce europea entrasse nei propri porti. Finché Warren Hastings, governatore delle Indie britanniche, trovò un prodotto davvero speciale, che creò, nelle tasche di chi non si faceva grossi scrupoli, fortune enormi. Tanto grandi che, secondo alcuni, permisero addirittura l’industrializzazione del nostro continente. Questo incredibile prodotto, tanto ambito da costringere i cinesi alla capitolazione, era l’oppio.
Un libro prezioso, per scoprire qualcosa di più su Mauritius tra sette e ottocento e, soprattutto, sul mondo nel 2008.

Bello come lo zucchero

lunedì 4 agosto 2008

Zollette di zuccheroLo so, è un po’ tardi.
Per me, almeno, di sicuro visto che ho le valigie quasi pronte per partire nella direzione opposta. Però se qualcuno di voi, invece, sta per andare dalla parte giusta…
Nella mia personale classifica degli elementi che allietano l’esistenza di noi bipedi occupanti del pianeta terra lo zucchero occupa sicuramente uno dei primi posti, tallonando da presso l’incontrastato trionfatore di sempre (trattasi del cioccolato, NdR.).
E’ buono, fa bene, ed è anche bello!
Si lascia sciogliere nelle bevande e negli impasti di torte e creme, o profumare con fiori e vaniglia, è disponibile a caramellare petali di rose e viole, a Violette canditefondersi con la frutta nelle composte e nelle marmellate, si lascia persino colorare e lavorare per creare sculture e composizioni fantasiose. Per di più, senza di lui non esisterebbe nemmeno il rum, altro elemento decisamente degno di una buona posizione in classifica.
Se la pensate come me, se volete scoprire uno dei cardini dell’economia e della storia mauriziana (nel bene e nel male), se siete semplicemente curiosi, il Festival de canne… à sucre, arrivato ormai alla quarta edizione e diventato un appuntamento fisso per molti mauriziani di tutte le età, è un’occasione da non perdere.
Dal 7 al 10 agosto a “l’Aventure du sucre”, a Beau Plan, scoprirete tutto quello che avreste voluto sapere sullo zucchero e non avete mai osato chiedere.
Date un’occhiata al programma, davvero ricco! Occhi e papille ve ne saranno grati.

La spia che venne dall’isola

giovedì 24 luglio 2008

La terra si avvicina tanto velocemente da tagliare il respiro in gola. Per un momento Amédée immagina che quella porzione di pianeta illuminata dalla luna, laggiù, sia la sua isola, Mauritius, dove è nato e dove ha trascorso gli anni spensierati dell’infanzia. Dove tornerà, se tutto andrà per il verso giusto. E’ solo un istante, poi arriva il momento. Tira la leva, il paracadute si apre e frena bruscamente la caduta. Adesso scende dolcemente, ripetendo tra sé la storia di copertura.
Il libro dedicato alla straordinaria avventura di Maingard durante la guerraSicuro di sé, colto, un sangue freddo e un’eleganza innata fuori dal comune, sembra fatto apposta per i servizi segreti. E infatti, nel 1942, viene reclutato nello Special Operations Executive, un corpo speciale segretissimo, voluto direttamente da Churchill per fomentare la resistenza nei territori in mano ai tedeschi. Ed è questo il motivo per cui, nella notte tra il 12 e il 13 aprile del 1943, sta rischiando la vita per scendere nella Francia occupata.
Amédée Maingard, “major Sam”, o “Dédé” come è conosciuto sull’isola, tornerà a Mauritius per un congedo premio nel 1944 e di nuovo, definitivamente, dopo la fine della guerra, nel 1946. Con un obiettivo: far conoscere al mondo le bellezze della sua terra tanto amata. Determinato, intelligente, coraggioso, si muove con sicurezza nel mondo degli affari come dietro le linee nemiche.
Il primo insediamento Beachcomber a Le Morne, thanks to: Ente del Turismo Isola di MauritiusE’ lui a fondare, all’inizio degli anni cinquanta, la Mauritius Hotels, poi New Mauritius Hotels, antenata della prestigiosa catena Beachcomber. In parallelo incomincia a realizzare le altre infrastrutture necessarie al turismo che verrà: biglietterie, noleggio vetture, tour organizzati… Un vero pioniere in un settore, allora, ancora tutto da creare.
Il progetto che più gli sta a cuore, però, è quello che unisce le sue due passioni più forti: l’isola e il volo. E si chiama Air Mauritius.
Ma, come direbbe Sherazade, questa è un’altra storia…

Quando reinventarsi è un’arte

sabato 12 luglio 2008

Un mio ritratto di Josette e del suo magnifico sorrisoAlla festa di addio al nubilato di Christine faccio amicizia con Josette.
Bella, elegante e con un sorriso di chi la sa lunga.
Scopre che vivo vicino casa sua e scatta l’invito per il mattino seguente. Ci vediamo da lei per un tè, alla vaniglia of course.
Non so… spesso quando sto qui a Mauritius ho la sensazione di non avere barriere, chiacchiero con le persone come se fossero state sempre nella mia vita.
Josette? Ecco che mi racconta la sua storia che ascolto con grande attenzione. Sento che questa donna mi trasferisce grande energia.
Uno degli elegantissimi tè di Fauchon, thanks to: http://www.fauchon.com/Intraprendente esportatrice di prodotti tropicali in Europa (il mitico Fauchon a Parigi era uno dei suoi clienti) si trova ad affrontare d’improvviso un imprevisto che scompagina le carte di una vita che pareva già tracciata: un ciclone, l’Hollanda, si avventa sull’Oceano Indiano e devasta le piantagioni da cui traeva lavoro.
Josette ha investito tutto in questo affare e non può permettersi di perdere.
Cosa fare quindi?
Inventare un nuovo business: il pink pepper.
E’ il pepe rosa che commercializzerà in Europa e che riceverà anche un premio al Salone Internazionale dell’Alimentazione di Parigi.
Ma… c’è sempre un ma… il pink pepper non è vero pepe ma fa parte della famiglia delle orchidee, è un arbusto, e qui a Mauritius è considerato con sospetto.
Il bee rose, la bacca incriminata, viene usata anche dagli hindù durante i riti religiosi. Quando la si brucia sprigiona un incenso molto forte ed è ritenuta nociva per l’uomo.
Il nuovo affare dopo il grande successo si arena.
Ma Josette non è donna da perdersi d’animo e, ancora una volta, si rimbocca le maniche.
La nuova idea nasce dai suoi continui viaggi in Francia fatti come commerciante di spezie alla ricerca di nuovi raffinati clienti.
Perché non riproporre a Mauritius la deliziosa ospitalità delle chambre d’hote francesi?
Ed ecco che casa di Josette inizia ad accogliere i primi ospiti, quasi per caso con un passaparola. I primi clienti sono persone che si trattengono all’ile per lavoro, magari per diversi mesi, che cercano sì una sistemazione temporanea, ma che sia in qualche modo anche un po’ “casa”.
Josette non esita ad aprire le porte della sua, ma con la passione e la serietà che la contraddistinguono, decide di formarsi alla scuola alberghiera di Rose Hill.
La facciata principale della casa di JosetteDa lì a diventare albergatrice il passo è breve. Josette inizierà a costruire piccole stanze e alcune ville nel suo giardino vicino alla casetta dove ancora oggi vive con il marito.
Ora Les Lataniers Bleus è un piacevolissimo ritrovo per viaggiatori indipendenti sulla spiaggia di Rivière Noire vicino ad un fornitissimo supermercato.
Per chi volesse invece farsi coccolare dalla cucina locale basta chiedere… il pranzo è servito in veranda. Ovviamente Josette non è una donna qualunque, adesso è la Presidentessa della sezione Small Hotels dell’AHRIM (l’associazione mauriziana che raggruppa hotel e ristoranti dell’isola) e chissà cosa ci riserverà per il futuro!
Per amore di cronaca, Josette è anche la signora che sorride a pagina V della nuova edizione italiana “Mauritius e Réunion” della Lonely Planet.
Intervista n.1, naturalmente :)

Breakfast at Poncini’s

lunedì 9 giugno 2008

Mr. Poncini, I suppose.
La catena di gioiellerie più famose di Mauritius porta il suo nome.
In particolare lo strepitoso negozio nella casa coloniale di place du theatre, a Port Louis. Un posto che vi consiglio di vedere assolutamente, anche solo per farvi luccicare gli occhi.
Alla Audrey Hepburn per capirsi.

La boutique a Place du Théatre, thanks to http://www.poncini.com/ Lui si definisce poeta.
Io mi rendo conto che “gioielliere”, “orologiaio”, “storico dell’economia” sono tutti termini che gli stanno stretti ma, avendo una visione meno romantica dell’attività imprenditoriale, credo di fargli un complimento se lo definisco un imprenditore illuminato. Nonché sognatore nel senso migliore del termine, cioè di uno che i suoi sogni li realizza.
E Josè Poncini, di origini svizzere ma mauriziano a tutti gli effetti, di sogni ne ha realizzati parecchi.

Logo Poncini, thanks to: http://www.poncini.com/ E’ stato il primo a Mauritius a credere che fosse possibile, anzi necessario, rovesciare la logica coloniale in cui l’isola era ancora intrappolata negli anni cinquanta. Logica secondo cui alle colonie tocca la produzione di materie prime (per l’île, in particolare, si trattava dello zucchero) e alla “madrepatria” tocca lavorarle e commercializzarle. E quindi arricchircisi.
Con caparbietà ha impiantato una fiorente attività industriale, la Micro jewels, in cui ha fatto lavorare esclusivamente manodopera locale, appositamente e accuratamente formata, ha scommesso sull’innovazione, ha ideato e contribuito a creare la Una delle creazioni di Poncini, thanks to: http://www.poncini.comzona franca di Mauritius. Poi è venuto tutto il resto, console onorario svizzero sull’isola, presidente del National Productivity & Competitiveness Council, direttore del Board of National Investement Trust, membro del comitato direttivo della State bank of Mauritius e chi più ne ha più ne metta…
Secondo me, un aneddoto vale l’uomo.
Quando decide di costruire uno stabilimento per la Micro jewels si reca a chiedere un prestito ad Alan Bates, all’epoca direttore della Banque de Développement, una specie di banchiere all’ennesima potenza insomma. Bates lo ascolta esporre il suo progetto. Si tratta di una novità assoluta per Mauritius, un vero esperimento per cui non esistono paragoni, studi pregressi, cifre da sciorinare, statistiche… un sogno, insomma. Roba che, a occhio e croce, non fa impazzire i banchieri.
Bates lo ascolta in silenzio e poi lo fissa per un tempo interminabile. Alla fine, chiede: “Insomma, lei mi sta chiedendo di firmarle un assegno sulla fiducia?”. Poncini sostiene lo sguardo. E il banchiere prosegue: “E io glielo firmo”.
Ora, concorderete con me, non sarà un poeta, ma farsi staccare un assegno da un banchiere sulla parola è una grande arte anche quella, no?

Risvegli

lunedì 12 maggio 2008

La spiaggia di Flic en Flac, thanks to: http://www.tropicscope.comFlic en Flac è incantevole, come sempre.
La giornata è di quelle che preferisco per stare in spiaggia: calda ma con delle nuvolette all’orizzonte che so porteranno prima o poi un rinfrescante acquazzone che lascerà il cielo più azzurro e il mare più turchese di prima.
E infatti, puntuale, la pioggia, colore dell’argento, arriva.
Ne approfitto per trasferirmi in uno snack bar a due passi per uno spuntino. Mentre sgranocchio una piccola montagna di fumanti gatò piment annaffiandoli con della birra fresca, si siede al tavolo accanto un ragazzo dall’aria simpatica. Ragazzo… temo di aver preso l’abitudine di mio nonno che chiama “ragazzo” chiunque abbia un’età anche di pochi mesi inferiore alla sua che, per la cronaca, è 93 anni. Comunque… scopro che questo giovin signore è italiano e iniziamo a chiacchierare.
Mi racconta una storia che, almeno a tratti, conosco molto bene. La prima vacanza a Mauritius, poi un’altra e un’altra ancora, a distanza sempre più ravvicinata, con l’isola che gli è entrata sotto la pelle senza che lui quasi se ne accorgesse. E poi la vita in Italia che comincia a stare stretta, il grigio della città, l’ufficio, sempre uguale, tutti i giorni, la gente arrabbiata già di prima mattina, il traffico, la vita sempre più cara e il tran tran che appare sempre più insensato.
“Una mattina – mi racconta – mi sono svegliato e la giornata che mi aspettava mi si è parata davanti in ogni minimo, noioso dettaglio ancora prima che aprissi gli occhi. Avrei voluto restare sotto le coperte con gli occhi chiusi finché non fosse passata, ma sapevo che il giorno successivo sarebbe stato uguale. Allora mi sono detto che così non poteva proprio andare avanti.” Si ferma un istante poi riprende: “Ho chiesto un’aspettativa sul lavoro e sono venuto qui, all’inizio con il classico visto turistico di sei mesi. Non sarebbe stato male avere 500mila dollari per comprarsi una di quelle famose ville che il governo costruisce e ti vende insieme al permesso di residenza di dieci anni rinnovabile ma purtroppo sono uno di quelli che devono vivere per lavorare…” Mi guarda sorridendo e capisco che, in realtà, lavorare per vivere non gli dispiace affatto, per lo meno qui a Mauritius.
“A dire il vero non avevo ancora deciso – continua, spostando birra e samosa sul mio tavolo –, volevo guardarmi un po’ intorno, capire se davvero la vita qui facesse per me. Mauritius è meravigliosa ma un conto è una vacanza, anche se lunga. Altra cosa vivere in un paese nuovo… è comunque una bella svolta, volevo essere sicuro di quello che facevo…”.
Flic en Flac, thanks to: http://www.threebestbeaches.com/africa/mauritius/ Paolo, così si chiama il giovin signore, ha una certa abilità a guardarsi intorno, non c’è che dire. Nel giro di poco tempo fa un mucchio di conoscenze, sente il vento che tira e, alla fine, presenta al governo mauriziano un progetto per aprire una nuova attività. Il governo, qui, guarda con un certo favore agli stranieri che decidano di fondare sull’isola società che aiutino il paese a percorrere nuove strade in settori industriali o artigianali ancora non sfruttati, e concede loro un permesso di tre anni rinnovabile. Certo, il progetto deve essere molto solido e non è cosa che si improvvisi ma si può fare, e questa storia ne è un bell’esempio.
“Siamo partiti da poco più di un anno – conclude – e le cose vanno davvero bene. Ma soprattutto – mi dice mentre con la mano indica la baia che risplende sotto i raggi del sole riapparso – quando mi sveglio la mattina mi affretto ad aprire gli occhi: dalla mia stanza vedo questo…”.

Crescere con garbo

venerdì 4 aprile 2008

Splendida veduta panoramica di Mauritius, thanks to: http://www.fourseasons.com/Non si può chiedere a una persona di restare sempre uguale a se stessa, per quanto ci paia perfetta così com’è. E non lo si può chiedere nemmeno a un luogo, per quanto ne siamo innamorati. Sarebbe ingiusto. Guardo con affetto ai cambiamenti della “mia” isola, un po’ come guardo crescere i figli dei miei amici.
Mauritius, poi, sta cambiando con il garbo che la contraddistingue, tenendo fede alla sua natura di isola ospitale e accogliente. Attenta alla bellezza e ai dettagli. Non in modo selvaggio e deturpante. Sembra avere imparato la lezione di tanti ex paradisi tropicali, Panorama e flamboyant, thanks to: http://www.fourseasons.com/sommersi, abbruttiti dal cemento e abbandonati, e avere trovato una strada tutta sua. Un percorso che tiene in equilibrio la crescita, anche economica, e la bellezza naturale. Sarebbe la lezione più bella.
Questo sviluppo è in fondo il miglior segno del successo di Mauritius, frutto della sua stabilità democratica, della lungimiranza nella pianificazione economica, di un contesto normativo trasparente, di una politica di apertura agli investimenti esteri e di una grande tolleranza etnica e religiosa. Non è un caso che il primo Intercontinental in terra africana stia sorgendo proprio qui. Il lussuosissimo Resort Baclava fort, un investimento da 50milioni di dollari, aprirà entro la fine dell’anno.
Lo hanno preceduto il nuovo Club Med Albion (aperto a luglio dell’anno scorso) e il Tamassa Hotel di Naiade Resort a Bel Ombre (giusto in chiusura del 2007).
Nella prima metà del 2008, inoltre, apriranno i battenti il Four Season Mauritius Resort Anahita a Beau Champs, le ville del Tamarina golf estate & beach, il Four points by Sheraton nella iper-tecnologica Cyber-city di Ebene.
Progetti molto ambiziosi, curati in ogni particolare, ben inseriti nell’ambiente circostante.
Del resto, sarebbe un peccato tenersi un posto così bello tutto per sé. Anche se, certo, a essere proprio proprio sinceri, la tentazione ci sarebbe…