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Archivio della Categoria 'malinconia'

Il rito dei sette curry

venerdì 18 settembre 2009

Ho approfittato della visita di Vanshika, un’amica mauriziana, per combattere un po’ la malinconia del rientro dopo the seven curries5l’ultima visita all’île. Come spesso faccio, la lotta alla lontananza è stata combattuta in cucina. Questa volta ho pensato a una cosa davvero speciale, talmente speciale che a Mauritius viene preparata soltanto in occasione di particolari feste religiose o per i matrimoni: i “sette Caris”.
Si tratta di una prelibata cena a base di sette diversi tipi di curry: un masala (profumatissima miscela di spezie) di patate; uno di fagioli verdi; banane verdi (quelle piccoline che si mangiano solo cotte) con zafferano e senape; zucca saltata con cipolle, aglio e zenzero; jackfruit (un frutto di sapore vagamente simile all’ananas che qui a Milano trovo solo essiccato) con masala; rasson, zuppa piccante di lenticchie con anice, aglio, zenzero e zafferano e dholl, un’altra zuppa di lenticchie e melanzane.
I due giorni di lavoro e di chiacchiere con Vanshika per preparare il banchetto sono stati piacevoli tanto quanto la cena. Che sull’ île avremmo gustato con le mani, servita su una foglia di banano, all’ombra di un tempio o nella casa piena di fiori di una sposa il giorno prima delle nozze…

Chiese e palme

mercoledì 9 settembre 2009

Il campanile in pietra, le finestre ad arco, le lastre traforate a decorare la cima… Un’antica chiesina in un villaggio francese?
Vi do due altri indizi: tetto in lamiera e fianchi ombreggiati dalle palme. Un mix inatteso e suggestivo che è un po’ la firma dell’île. E’ la chiesa di Marie-Reine, a Poudre d’or, fondata nel 1847.poudre d'or surroundings
All’origine, in realtà, la chiesa era stata dedicata a sainte Philomène, che forse non avrà preso tanto bene la sostituzione, anche se tra santi…
Comunque, passeggiare nel giardino curatissimo, utilizzato anche come cimitero, guardare i campi di canna da zucchero poco oltre questa architettura così europea fa un effetto piuttosto curioso. Alcuni turisti si sono lamentati con me perché la chiesa non è ben segnalata. Hanno ragione. Forse. Per me la bellezza di questo villaggio nel nord dell’isola è proprio l’aria autentica che è riuscito a conservare.
Quindi… ssssh, passeggiate un po’ con gli occhi aperti, e attenti alle sorprese!

Invito alla meditazione

giovedì 2 aprile 2009

Oggi il tempo concilia la meditazione… a Mauritius se c’è una giornata così faccio un salto al Ganga Talao, il Grand Bassin. Un luogo suggestivo e mistico, raccolto e intimo, dove il tempo sembra fermarsi.

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Ve ne ho parlato tante volte: non viene voglia di venire qui anche a voi?

La fine del mondo… o almeno dell’isola…

giovedì 5 marzo 2009

Il mare urla, sembra volersi ritirare per sempre, invece raccoglie solo le forze per scagliarsi con più energia contro le rocce. L’acqua ribolle e il blu trasparente diventa schiuma bianca che lascia affiorare, qua e là, degli scogli. Mi stupisco quasi di vedere il profilo scosceso delle falesie riemergere intatto dalla rabbia dei flutti. Le isole andrebbero viste dal mare. Lo spettacolo della terra che finisce, dell’acqua che lambisce con delicatezza o morde le rocce è di una bellezza selvaggia.
A Mauritius è diversa in ognuno dei, pochi, punti in cui l’Oceano si è aperto una breccia nella barriera corallina che la circonda.
C’è il bellissimo ponte naturale nella costa sud-orientale; e poi le falesie di Point aux caves, dominate da uno dei pochi fari rimasti sull’isola; la scogliera Anna, dal dolce nome di donna, a un’estremità della laguna di Flic-en-Flac; la roccia che piange, verso Gris-Gris; la cascata di Pointe Moyenne, che precipita in mare attraverso un buco nella scogliera o la falesia rossa, cara a Napoleone… Veduta di Gris Gris

Alcuni punti danno il meglio di sé all’alba, altri al tramonto, quando il mare è placido o quando è in tempesta. E poi, come per le spiagge, sono dell’idea che bisogna imparare ad abbinare la scogliera giusta all’umore del momento.
Con le tangenziali funziona un po’ meno…

Una domenica a Le Morne

lunedì 9 febbraio 2009

“Cateaux!!! Carangues!!! Mourgates!!!”. L’aria domenicale è riempita dalle grida del venditore di pesce. Mi avvicino alla bancarella ad ammirare il pescato del giorno disposto con grazia e come me fanno alcune persone del posto. Sono solo curiosi, è giorno di riposo e, uscendo dalla chiesa, si può ciondolare un po’ vicino al mare prima di rientrare per il pranzo a base di “cari”, il tradizionale curry mauriziano.
Mi chiedo chi lo compri il pesce, in questo villaggio di duemila abitanti in cui quasi tutti sono pescatori. Del resto, anche il venditore ha l’aria rilassata e poco convinta di chi è lì più che altro per guardarsi un po’ intorno. Lo spettacolo merita senz’altro. Tutti quanti sono in gran spolvero, con i vestiti della festa. Le bambine, nei loro abiti bianchi, gialli e rossi, sono combattute tra il desiderio di unirsi ai coetanei in qualche gioco scatenato e stare composte per evitare di rovinare, o anche solo impolverare, le lunghe balze delle gonne. Finiscono per stare in un angolo, a ridacchiare tra loro lanciando qualche sguardo un po’ invidioso ai coetanei che inseguono un pallone nella vasta striscia di sabbia lasciata asciutta dalla bassa marea. La laguna è tranquilla e il promontorio sulla punta della spiaggia sembra proteggere le case raccolte lungo il mare.
Sono bellissime queste domeniche quiete a Le Morne, in cui sembra proprio che all’ile sia riuscito il miracolo: prendere il meglio del turismo, il benessere, la vivacità, la ricchezza culturale che ogni scambio porta con sè, senza vendere l’anima al diavolo.
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Profumo di tè, di fiori e di alba

martedì 27 gennaio 2009

Sonia ha poco più di quarant’anni, fa la scrittrice, ha una sola figlia, avuta da un amore di gioventù che, nel profondo del suo cuore, non ha mai sostituito. Nel giorno delle nozze della sua adorata Anna, Sonia ripensa alla sua vita, alla sua famiglia, al suo antico amore, agli anni belli e difficili da mamma single, al successo professionale. E ricorda l’isola in cui  è nata e da cui partita nel mondo.
Un’isola su cui si vede il mare da ogni punto, e ci sono sempre almeno 25°. Su cui crescono gli alberi del pane ed è bello appoggiare il naso al loro tronco per annusarne il profumo dolce-amaro finché sembra di averlo aspirato tutto. Un’isola in cui, a scuola, davano ai bambini del latte un po’ annacquato e una pera troppo dura all’ora di merenda. Natacha AppanahDa cui Sonia ha portato un tè nero, con scorze d’arancia, un po’ di cannella e appena un sentore di rosa. Da cui ha portato la nostalgia per il sapore zuccheroso della canna che fa cricchiare i denti e  delle notti con migliaia di stelle così vicine che sembra di allungare una mano e toccarle.
E soprattutto il ricordo dei fiori, che crescono spontaneamente, ovunque, e formano ricami contro il cielo. Gli enormi fiori di ibisco, i delicati frangipane, gli incredibili flamboyant, i fiori della guaiava, cangianti alla luce del primo mattino, e quelli dello zafferano, intrecciati gli uni agli altri. Tutti profumati di alba, di sole e di notte.
Nathacha Appanah, ne Le nozze di Anna, dice tutto questo e altro ancora molto ma molto meglio di così.

Storie

venerdì 9 maggio 2008

La copertina del romanzoDa troppo tempo avevo sulla scrivania un libro che mi aveva suggerito Vianna, la mia amica di Mauritius. Lo guardavo, una copertina grigia con una segnaletica che riportava Cité Taule, che è poi il titolo del libro che rimandavo da tempo.
Proprio non mi ispirava, sembrava così noioso.
E invece, complice un viaggio in treno, mi sono detta: è giunta l’ora.
Ora vorrei che la storia mi accompagnasse per qualche giorno, ma è già terminata e con lei le tracce di Felicia.
La storia parla di questa bimba, poi ragazzina, che lascia l’isoletta di Rodrigues in cerca di fortuna per approdare con la nave a Port Louis… smarrita e già coinvolta in un viaggio agli inferi.
Lei leggiadra con la sua t-shirt mi è rimasta impressa e la vedo ancora girovagare nei sobborghi della capitale o forse, forse, sarà ritornata a Rodrigues.
A casa.
Riprendendosi la “sua” infanzia.
O forse no. Già che non aveva nostalgia per la sua terra, forse si sarà persa o chissà, magari avrà ritrovato la voglia di diventare grande risalendo però dagli inferi.
Curioso leggere questo libro in francese con i dialoghi in creolo… sembra di stare a Mauritius, per strada.
Se chiudo gli occhi sono là.
Il libro è tra l’altro scritto da un noto giornalista locale, Thierry Château, che ho conosciuto sull’isola lo scorso dicembre.
Quando lo incontrerò sono certa che gli farò i complimenti perché la sua storia mi ha reso partecipe di una Mauritius – quella dei sobborghi della capitale – che non conoscevo, e mi ha fatto venire al tempo stesso la voglia di tornare a Rodrigues sulle tracce di Felicia.

Un cari ourite per la nonna di Vivek

venerdì 18 aprile 2008

zenzero, grazie a: http://guide.dada.net/Pulisco accuratamente il polpo. Lo cucino per un quarto d’ora nel suo succo, spolverandolo di pepe nero e chiodi garofano macinati. Intanto scaldo l’olio, ci metto la cipolla tritata, l’aglio e lo zenzero schiacciati e alcune foglie di timo.
Quando tutto è dorato e il profumo inizia a diffondersi per la cucina aggiungo la passata di pomodoro e lascio sobbollire per una mezz’ora.
Unisco il curry, le foglie di coriandolo tagliuzzate grossolanamente e aggiusto di sale.
E’ arrivato il momento di versare nella padella i piccoli, rosei, pezzi di polpo.
Un po’ d’acqua calda e lascio cuocere ancora, senza fretta, per un’altra mezz’ora.
Poi trasferisco il curry di polpo in un piatto tiepido, accompagnato da una piccola montagnola di riso bianco cotto al vapore.

Essere lontani dalle persone che sono importanti nella tua vita, a volte è davvero difficile.

thanks to: Ente del Turismo Isola di Mauritius

Questo è stato il mio personalissimo rito per ricordare la nonna di Vivek, che fingeva di non inorgoglirsi quando le dicevo che il suo era il miglior cari ourite del mondo e che sapeva raccontare le mille piccole storie di Mauritius come nessun altro.

Luci e ombre

sabato 27 ottobre 2007

Ora, prima di toccare l’ultima tappa di questo viaggio letterario, che ci porterà nella parte nord dell’isola, una piccola pausa romantica.
Sono steso su una sdraio affacciata sull’oceano indiano, con alle spalle la montagna che porta l’inquietante nome di Le Morne, colui che piange.

La sdraio e il sottoscritto si trovano nell’hotel chiamato Dinarobin, uno dei più belli e lussuosi di Mauritius.
Al mio fianco una coppia di ragazze (unica concessione alla diversità consentita da queste parti, in virtù di un certo mimetismo delle due signore, che potrebbero essere confuse per due amiche) mi guarda con interesse, forse perché mi identifica come altrettanto diverso, in quanto unico scompagnato di tutto l’hotel, altrimenti meta di coppie in viaggio di nozze, situazione che potrebbe catapultarmi con infradito e tutto dentro le pagine del miglior Michel Houellebecq.

Il sole sta per tramontare, e io mi metto ad ascoltare musica etnica locale.
Ho avuto modo, a Port Louis, di acquistare diversi album di Segà e di Seggae. L’una è la musica tradizionale locale, musica che viene accompagnata da una omonima danza, l’altra è la versione moderna, portata al successo dal cantante Kaya (tragicamente scomparso perKaya, thanks to: www.kenjah.com/kaya.htm le percosse ricevute dai secondini in carcere), e che è un mix riuscito di Segà e di Reggae, motivo per cui Kaya viene spesso definito dai mauriziani come il loro Bob Marley.

Oggi non assisto a nessun raggio verde, ma l’esotismo della situazione in cui mi trovo, per questioni ambientali e musicali, mi porta lo stesso alla commozione.

Il fatto è che oggi ho saputo il motivo per cui Le Morne si chiama così, e la cosa non può lasciarmi indifferente.
la collina di Le Morne, thanks to: http://www.photosmaurice.com Da questa collina affacciata sul mare, infatti, si buttarono in massa gli schiavi creoli, quando capirono che la loro rivolta non aveva avuto buon fine. Un vero e proprio suicidio di massa che vide interessata anche un’altra parte dell’isola, quella del Black River, così chiamato perché le sue acque si dipinsero del nero dei corpi degli schiavi che vi si erano annegati volontariamente.

Il cielo si tinge di rosso, ne ha ben donde.

Michele

Zenzero e curcuma contro la nostalgia

venerdì 27 luglio 2007

Ognuno di noi si costruisce, nel tempo, i propri riti per reagire agli attacchi di nostalgia. Quando sono a casa e, pensando a Mauritius, mi prende il blues io cucino. Un bel cd di musica mauriziana, un enorme mazzo di anthurium in un grande vaso (mai di un rosso così Anthurium, thanks to Ente del Turismo Isola di Mauritiusintenso come quelli che trovo sull’isola ahimé) e invito gli amici per cena. Nell’aria le note musicali si mescolano ai profumi delle spezie mauriziane, di cui ho sempre un’ampia scorta, e già inizio a sentirmi meglio. Più a casa. Poi arrivano gli amici, le chiacchiere, le risate, le confidenze, e la malinconia è diventata un piacevole commensale.

Il menù varia, a seconda del momento, a seconda di quello che trovo in negozio, la cucina dell’Ile è talmente ricca e varia: una miscela di India, Africa, Cina e Francia! Unico elemento fisso la rougaille, una salsa creola tipicamente mauriziana immancabile in ogni casa degna di questo nome.
zenzero, grazie all’ appetitosissimo blog www.untoccodizenzero.it/ Scotto i pomodori, li pelo e li passo. Poi nel wok scaldo l’olio con il peperoncino e, mentre già inizio a sentire profumo di Mauritius, aggiungo aglio, zenzero fresco grattugiato e, sempre facendo attenzione che l’olio non bruci, la cipolla. Appena la cipolla diventa morbida e prende quel bel colore dorato, unisco la passata di pomodoro, sale e pepe. Dopo pochi minuti la salsa acquista una consistenza cremosa ed è pronta. La spolvero con un trito di timo e prezzemolo e la uso per cucinare carne e pesce o la porto in tavola per accompagnare riso bianco bollito. O perfino, variante italianissima, una bella fetta di pane casereccio.

Nel mio piccolo, come ogni chef che si rispetti, ho introdotto un ingrediente segreto, ma quello è, appunto, segreto ;-)