Archivio della Categoria 'paesaggio'
sabato 9 gennaio 2010
So che ognuno di noi ama portare a casa souvenir diversi e disparati: chi ama il vestiario, chi voule portar via con sè qualcosa di squisitamente culinario, chi raccoglie la sabbia o si porta via un sasso, chi semplici cartoline, chi tappeti e ogni genere di componenti di arredo.. Personalmente, io amo i dipinti: i colori caldi sono i miei preferiti, lo sapete!

E in questa grigia, fredda mattinata milanese mi tiro un po’ su il morale con questa tela, di cui ho acquistato una stampa durante uno dei primi viaggi a Mauritius: la pittrice è Françoise Nozaic.
Non trovate anche voi che sia magnifica?
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mercoledì 23 dicembre 2009
Alberi di ebano su cui sono drappeggiate orchidee, liane e piante rampicanti. I raggi del sole filtrano dorati illuminando il volo di uccelli dai colori fantastici. La Ferney valley è proprio un posto meraviglioso. Uno dei pochi tratti di foresta tropicale indigena perfettamente conservata, come la trovarono i primi europei quando approdarono a Mauritius, più di quattrocento anni fa.
A ottobre, questa splendida zona dell’île ha ospitato la seconda edizione del Ferney trail: una corsa a piedi su due tracciati, uno molto impegnativo di 28 km, l’altro, adatto anche alle famiglie, di 10, che si snoda proprio attraverso questi magnifici paesaggi. Un modo speciale per conoscere questa parte di Mauritius e fare amicizia con altre persone del posto. Magari durante il buffet finale offerto ai partecipanti.
Ma fate attenzione a non buttare niente per terra! Chiunque sia scoperto a sporcare l’area naturalistica in cui passa la corsa, sarà immediatamente squalificato.
Insegnare la tutela dell’ambiente è importante, e si fa anche così.
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lunedì 23 novembre 2009
Una passeggiata a cavallo all’alba,
tra piantagioni di ananas e canna da zucchero e la foresta che si risveglia, fino alle cascate di Chamarel. Al pomeriggio, un rinfrescante tuffo in piscina con straordinaria vista sulle colline del sud-ovest Mauriziano. E quando il sole sta per calare, in cucina con gli amici, a preparare la cena, consumata poi alla luce di stelle e candele. Intorno, solo i rumori e i profumi della natura.
Durante il mio ultimo soggiorno sull’île, Vanshika e François mi hanno invitata, insieme a un selezionato gruppetto di amici, a passare un week-end a La vieille cheminée. Un po’ come se mi avessero proposto di passare un fine settimana nella macchina del tempo: Mauritius cinquant’anni fa. Casette in puro stile creolo, curatissime ma perfettamente integrate nell’ambiente rurale. Intorno una fattoria, i campi, i fiumi e la foresta, a comporre un paesaggio che sembra immobile nel tempo. Emozionante.
Chiacchierando con Caroline, la proprietaria, ho scoperto che proprio questo tuffo nel passato era il suo obiettivo, quando ha deciso di trasformare questa fattoria in un gioiello di pace. “Volevo ricreare le memorie della mia infanzia – mi ha raccontato – quando la foresta e i campi di canna da zucchero erano il nostro giardino, e quando i nostri genitori avevano tempo di stare con noi, a insegnarci la bellezza del tempo che scorre lento”.
Direi che non mi resta molto da aggiungere.
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giovedì 23 luglio 2009
Ho sempre pensato che non ci fosse posto migliore per ospitare l’università di Mauritius. La zona intorno a Moka è una delle più pittoresche dell’interno dell’isola, ricca di ruscelli, cascate, montagne e verdi valli. Moka ospita l’università di Mauritius e il Mahatma Gandhi Istitute. Nei pressi di Moka si trova Le Réduit, antica dimora del Governatore. Il famoso centro di Domain les Pailles si trova a soli 10 minuti da Port Louis ed è una riserva naturale di 1.500 ettari, ai piedi di una catena montuosa. All’interno diversi ristoranti (compreso l’italiano “La Dolce Vita”), una grande Casino, una pizzeria, una piscina, un mini-golf ed un maneggio. Da visitare un bel mulino d’epoca, inserito in una replica fedele di un zuccherificio e di una distilleria di rhum.
E poi, vallate verdissime in cui passeggiare accompagnati dal rumore dei ruscelli alla scoperta di cascate e altri angolini deliziosi. Il posto ideale, insomma, da prendere come scusa. Si prepara un bel pacchetto dei libri per l’esame, una coperta, un cestino da pic nic, il cervello ha bisogno di zuccheri, si sa, matita rossa e blu e via! L’aria aperta fa tanto bene. E il rumore della città disturba la concentrazione. Poi a casa suona il telefono, gli amici sono sempre pronti a distrarti pur sapendo che per il tuo bene dovresti immergerti nei libri. Vatti a fidare! Anche gli orari fissi del pranzo possono essere di disturbo, mica mi interrompo per il pranzo di famiglia proprio adesso che sono così concentrato nello studio che è un peccato che la gravità, la relatività e tutta quella roba lì siano già state scoperte, che se no ci penserei io!
Vi vedo dubbiosi. Quasi come se ci foste passati anche voi… anche se magari non proprio nei dintorni di Moka!
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mercoledì 8 luglio 2009
Il vento si fa sempre più forte, le onde non smettono di spazzare il ponte. Luna o stelle nemmeno a parlarne. “La bendata” è una nave fortunata, scalcinata e poco appariscente, però robusta e veloce. Sta scricchiolando paurosamente ma insieme ne hanno viste talmente tante… se la caveranno anche stavolta! La terra dovrebbe essere vicina, e Mauritius, come la sua “bendata” non l’ha mai tradito…
Ma la baie de tombeau non perdona. Le scogliere e le rocce che ne segnano l’entrata hanno detto la parola fine alla vicenda di almeno otto navi pirata. Nessuno ha mai trovato i tesori che la leggenda vuole siano sepolti sul fondo di questo mare ma stare sdraiata a guardare nel blu immaginando forzieri pieni di monete d’oro e pietre preziose è il mio passatempo preferito quando mi fermo in una delle spiagge della baia.
Poco frequentata rispetto alla famosa vicina Trou aux biches, è il posto perfetto quando si ha voglia di stare seduti a fantasticare. O dormicchiare. Quando ci vengo, faccio prima un salto al mercato di Port Louis a comprare un bel sacchetto di gateaux piments, frutta e acqua fresca. Niente chioschi e baretti da queste parti. Solo il rumore delle onde e il sogno dei pirati. 
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venerdì 13 marzo 2009
Albero del viaggiatore, guava di Cina… Non lasciatevi ingannare dai nomi suggestivi di queste piante tropicali. Hanno un problema: si trovano troppo bene a Mauritius!
Sembra un paradosso ma se siete un’isola che è stata riconosciuta come sito primario di biodiversità tropicale dalla Iucn (International Union for conservation of nature and national resources) avete delle responsabilità. Non potete mica lasciare che un qualsiasi Rubus alceifolius venga lì a frammischiarsi alle vostre piante endemiche!
Proprio per rafforzare la presenza delle piante indigene sono stati creati nel corso degli anni, sull’isola principale e nelle isolette che la attorniano, quindici parchi protetti. Ognuno di essi rappresenta una zona bioclimatica specifica. Per esempio, Mont Vert (Curepipe) è di particolare interesse per le piante di altitudine, mentre Powder Mills (Pamplemousses) raccoglie la vegetazione tipica delle aree pianeggianti e Bras d’Eau (Roches noires) quella delle fasce costiere.
Nel 1997 la Mauritian wildlife foundation ha contato 680 specie vegetali presenti sull’isola, 311 delle quali endemiche, cioè tipiche dell’isola e non importate dall’uomo. Una ricchezza straordinaria è che ha bisogno della mano dell’uomo per sopravvivere. Buon lavoro!

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domenica 8 marzo 2009
Non sono mai stata una fanatica del jogging, preferisco decisamente altri sport. Faccio una sola eccezione: ovviamente nella “mia” isola.
Lungo la costa est si stende, per miglia e miglia, un’ampia striscia di sabbia bianca, che degrada come a cercare refrigerio in un mare dalle mille sfumature, di una limpidezza straordinaria. Sarà banale, ma resta uno spettacolo che mi infonde un senso di pace e di benessere come pochi altri. Pari, o forse addirittura superiore, a quello di un fragrante fondent au chocolat nel mio piatto.
Tra Belle Mare e Trou d’Eau Douce una pista di sabbia battuta corre lungo tutta la costa, è il luogo prediletto da turisti e locali per una sana corsetta. Di mattina, con l’aria ancora fresca, prima di un tuffo in mare e di una colazione a base della dolcissima frutta mauriziana. La sera, godendosi il tramonto e le prime stelle della notte, prima di preparasi per una di quelle serate che l’ile sa regalare. 
Subito prima di un acquazzone, quando le nuvole minacciose sembrano assumere il blu cobalto del mare o subito dopo, quando il cielo sembra più limpido e il mare più brillante che mai. E’ comunque un vero piacere, che mi concedo con gioia. Per di più, elemento inusuale ma non secondario in un’attività piacevole, fa pure bene!
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giovedì 5 marzo 2009
Il mare urla, sembra volersi ritirare per sempre, invece raccoglie solo le forze per scagliarsi con più energia contro le rocce. L’acqua ribolle e il blu trasparente diventa schiuma bianca che lascia affiorare, qua e là, degli scogli. Mi stupisco quasi di vedere il profilo scosceso delle falesie riemergere intatto dalla rabbia dei flutti. Le isole andrebbero viste dal mare. Lo spettacolo della terra che finisce, dell’acqua che lambisce con delicatezza o morde le rocce è di una bellezza selvaggia.
A Mauritius è diversa in ognuno dei, pochi, punti in cui l’Oceano si è aperto una breccia nella barriera corallina che la circonda.
C’è il bellissimo ponte naturale nella costa sud-orientale; e poi le falesie di Point aux caves, dominate da uno dei pochi fari rimasti sull’isola; la scogliera Anna, dal dolce nome di donna, a un’estremità della laguna di Flic-en-Flac; la roccia che piange, verso Gris-Gris; la cascata di Pointe Moyenne, che precipita in mare attraverso un buco nella scogliera o la falesia rossa, cara a Napoleone… 
Alcuni punti danno il meglio di sé all’alba, altri al tramonto, quando il mare è placido o quando è in tempesta. E poi, come per le spiagge, sono dell’idea che bisogna imparare ad abbinare la scogliera giusta all’umore del momento.
Con le tangenziali funziona un po’ meno…
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sabato 28 febbraio 2009
Cena e pernottamento a dieci euro per notte a due passi dall’Oceano indiano? Rodrigues!
Il fascino rigoglioso e tranquillo della piccola isola si riverbera anche nelle nuove possibilità di alloggiare in piccole pensioni a conduzione familiare, spesso gestite da isolani o da persone, tra cui diversi mauriziani, che sono venute e hanno deciso di restare in questo posto davvero speciale.
La casa di Jeanette è rossa, con il tetto impreziosito da quella specie di ricamo che decora le case della zona. Pochi gradini in pietra portano al patio ombreggiato. Il giardino, tutto intorno, è curatissimo, al punto da non far quasi percepire la mano dell’uomo e lasciare il dubbio che tanta delizia debba essere solo frutto di una natura particolarmente benevola. Senza dubbio opera di Jeannette, invece, il famoso cari d’ourite (curry di polpo) cotto al fuoco a legna, che attira qui numerosi habitué. 
Poco più in là c’è la raffinata pensione di Marie Line, mauriziana sposata a un belga che ha fatto fortuna con i vini di Bordeaux. Qui anche la cucina si fa più sofisticata, Marie Line ha installato addirittura un vero e proprio laboratorio artigianale in cui produce prosciutto, insaccati, miele e confetture che serve ai suoi ospiti.
Si sono arrampicati fino a un picco verdeggiante, invece, Ian e Catherine, con le due piccole figlie. Dalla piscina della bellissima pensione di questa famiglia di origine mauriziana, letteralmente immersa nella natura, la vista della laguna di Mourouk toglie il fiato.
Oppure i Moneret, a pochi metri dalla famosissima spiaggia di Saint François, o le ville nei pressi di Port Mathurin… Trovo che scovare questi angolini deliziosi e pieni di sorprese sia uno dei piaceri del viaggio, e Rodrigues è uno dei pochi posti al mondo ancora capace di riservare vere sorprese in questo senso. 
Io ho intenzione di allungare la lista degli indirizzi sul mio quaderno la prossima volta che ci vado. Nel frattempo, magari mi può aiutare qualcuno di voi…
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martedì 17 febbraio 2009
Gli alberi sono creature intelligenti. A Mauritius, per esempio, come in gran parte della regione dell’Oceano Indiano, la stessa pianta produce foglie con forme diverse, a seconda dell’età. Le foglioline più giovani e tenere sono lunghe e sottili, quasi invisibili. Quando diventano “adulte”, invece, si fanno tonde e lucide, in modo da attirare tutte le attenzioni di tartarughe e altri erbivori; contemporaneamente, però, sviluppano una sostanza tossica che finisce per tenere lontani questi pericolosi nemici.
L’isolamento di Mauritius, unito alla ricchezza delle potenti correnti marine e degli alisei che nutrono dalla notte dei tempi la natura dell’isola, le ha consentito di trasformarsi in una specie di scrigno dei tesori, in cui specie vegetali di ogni genere hanno prosperato. Portati dai venti e dagli uccelli migratori, gettati a riva dalla corrente, milioni di semi hanno trovato un habitat ideale nel fertile suolo di rocce vulcaniche. Col tempo, si sono adattate perfettamente al nuovo territorio, ricoprendo il profilo dell’isola di un magnifico manto verde smeraldo e di una quantità straordinaria di specie diverse.
Fino al 1502. Quando Mauritius diventa una tappa fondamentale sulla via delle spezie e i tronchi neri dell’ebano e di altre specie pregiate finiscono a rifornire liutai, ebanisti e carpentieri olandesi. Poi, nell’Ottocento, è la volta dell’assalto delle piantagioni di canna da zucchero. Sempre più rapidamente la superficie coperta dal meraviglioso manto verdeggiante si riduce.
Gli alberi sono creature intelligenti. E almeno finché gli è toccato difendersi dagli erbivori se la sono cavata egregiamente. Gli esseri umani, ahimé, gli stanno dando da secoli più filo da torcere…
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