Chi ha la mia età o giù di lì se lo ricorda sui campi da tennis. Figura atletica e insolita nel circuito degli anni ottanta, con le sue treccioline rasta e il sorriso inconfondibile. Appesa la racchetta al chiodo, Yannick Noah ha dedicato la vita alla musica e ai bambini meno fortunati, fondando l’associazione Enfants de la terre.
A Mauritius ha unito queste passioni, offrendo a un gruppo di duemila bambini uno strepitoso concerto gratuito ai giardini del castello di Bel ombre. I ragazzini, trascinati dalla vivace musica di Noah e del suo gruppo, hanno cantato e danzato con lui, dimenticando, per qualche ora, le difficoltà che la vita li ha costretti troppo presto ad affrontare.
Sarà banale ma io dico che il titolo di “campione” Noah se lo merita ancora più di quando si esibiva sulla terra battuta del Roland Garros.
Chiedo venia: sono solita, e chi mi legge spesso lo sa, essere una personcina beneducata e fare gli auguri per tempo, ma quest’anno, complice il maltempo e il caos negli aeroporti che ne è conseguito, sono fuggita via prima di avere il tempo di farlo… e adesso eccomi qua, a rispondere ai tanti auguri ricevuti in mia assenza e a postare il mio personale augurio di buon anno a tutti voi!
Che il 2010 possa essere per voi dolce come lo zucchero a cui ho rubato il nome creolo, e proprio in creolo, come ormai è tradizione per me, mi permetto di “riciclare” gli auguri ricevuti e di estenderli a voi tutti

Ho approfittato della visita di Vanshika, un’amica mauriziana, per combattere un po’ la malinconia del rientro dopo
l’ultima visita all’île. Come spesso faccio, la lotta alla lontananza è stata combattuta in cucina. Questa volta ho pensato a una cosa davvero speciale, talmente speciale che a Mauritius viene preparata soltanto in occasione di particolari feste religiose o per i matrimoni: i “sette Caris”.
Si tratta di una prelibata cena a base di sette diversi tipi di curry: un masala (profumatissima miscela di spezie) di patate; uno di fagioli verdi; banane verdi (quelle piccoline che si mangiano solo cotte) con zafferano e senape; zucca saltata con cipolle, aglio e zenzero; jackfruit (un frutto di sapore vagamente simile all’ananas che qui a Milano trovo solo essiccato) con masala; rasson, zuppa piccante di lenticchie con anice, aglio, zenzero e zafferano e dholl, un’altra zuppa di lenticchie e melanzane.
I due giorni di lavoro e di chiacchiere con Vanshika per preparare il banchetto sono stati piacevoli tanto quanto la cena. Che sull’ île avremmo gustato con le mani, servita su una foglia di banano, all’ombra di un tempio o nella casa piena di fiori di una sposa il giorno prima delle nozze…
Il tempio ha decorazioni ricche ed elaborate.
Da lontano, sembra costruito di guglie fatte di sabbia mescolata ad acqua lasciata cadere quasi goccia a goccia. La luce di mille e otto lampade, accese con il ghee, il burro chiarificato, mescola ombre e riccioli in pietra e dà un’aura di sogno all’architettura, che sembra sul punto di dissolversi nell’aria. All’interno una statua di Kali Amman, la dea madre, unita in eterno amplesso a Shiva per dare vita a tutti gli esseri che popolano la terra. E’ una delle dieci Mahavidhyas, all’origine delle antiche regole delle pratiche tantriche. Il kovil di Roche Fond, che la ospita, costruito in paglia nel 1869, fu riedificato in pietra nel 1909, grazie agli sforzi di tale Pather, lavoratore della canna da zucchero. Giusto il mese scorso, quindi, è stato festeggiato, in questo modo estremamente suggestivo, il centenario della sua costruzione.Se passate da quelle parti, vi consiglio comunque di farci un salto, anche per vedere una delle più antiche statue della potente Kali Amman.
Le mie spie mauriziane segnano un po’ il passo e mi avvisano in ritardo. La faccenda sembra, però, assai interessante e solo il primo gradino di un percorso creativo che promette bene.
Un nutrito gruppo di artisti mauriziani, comici, scultori, musicisti, pittori, ha deciso di riunirsi in un’associazione per far sentire più forte la propria voce e creare occasioni di contatto con il pubblico e le autorità dell’isola.
Il 14 giugno queste superstar dell’’île hanno organizzato, in collaborazione con il municipio di Rose Hill, la prima Zurné des Artis. Per tutto il giorno si sono esibiti gratuitamente per tutti gli appassionati d’arte e spettacolo. La giornata è stata anche trasmessa dalle radio locali ed è stata una vera festa, in puro spirito mauriziano.
Butto lì qualche nome tanto per… Karo, Jean Yves Onflé, Sandra Mayotte, Eric Triton… Di alcuni avete sentito parlare sicuramente, soprattutto se leggiucchiate un po’ da queste parti, di altri magari no ma se volete il polso della situazione culturale mauriziana, sono piste da seguire.
Li terremo d’occhio!
“Cateaux!!! Carangues!!! Mourgates!!!”. L’aria domenicale è riempita dalle grida del venditore di pesce. Mi avvicino alla bancarella ad ammirare il pescato del giorno disposto con grazia e come me fanno alcune persone del posto. Sono solo curiosi, è giorno di riposo e, uscendo dalla chiesa, si può ciondolare un po’ vicino al mare prima di rientrare per il pranzo a base di “cari”, il tradizionale curry mauriziano.
Mi chiedo chi lo compri il pesce, in questo villaggio di duemila abitanti in cui quasi tutti sono pescatori. Del resto, anche il venditore ha l’aria rilassata e poco convinta di chi è lì più che altro per guardarsi un po’ intorno. Lo spettacolo merita senz’altro. Tutti quanti sono in gran spolvero, con i vestiti della festa. Le bambine, nei loro abiti bianchi, gialli e rossi, sono combattute tra il desiderio di unirsi ai coetanei in qualche gioco scatenato e stare composte per evitare di rovinare, o anche solo impolverare, le lunghe balze delle gonne. Finiscono per stare in un angolo, a ridacchiare tra loro lanciando qualche sguardo un po’ invidioso ai coetanei che inseguono un pallone nella vasta striscia di sabbia lasciata asciutta dalla bassa marea. La laguna è tranquilla e il promontorio sulla punta della spiaggia sembra proteggere le case raccolte lungo il mare.
Sono bellissime queste domeniche quiete a Le Morne, in cui sembra proprio che all’ile sia riuscito il miracolo: prendere il meglio del turismo, il benessere, la vivacità, la ricchezza culturale che ogni scambio porta con sè, senza vendere l’anima al diavolo.
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