Mi aggiravo tra le bancarelle del Mercato centrale a Port Louis. Frutta, verdura, carne, magliette, tè, pesce, strani aggeggi di cui faticavo a immaginare l’uso… Il mercato è vivace, pieno di curiosità e colori quanto si può desiderare da un mercato. Quanto agli odori, quel giorno per me restavano insondabili. Mi ero trascinata un brutto raffreddore dall’Italia che il viaggio in aereo non aveva fatto che amplificare e me ne andavo in giro tossicchiando e starnutendo, con gli occhi arrossati e lacrimosi. Insomma, una cosa proprio brutta da vedere.
A un certo punto, da dietro un banco coperto di foglie e tuberi, una signora anziana e magrissima, contorta come una delle radici che vende, pronuncia delle parole misteriose: “Patte poule piquant”. Rivolgo lo sguardo intorno, ma no, ce l’ha proprio con me. La guardo perplessa. Il sorriso è troppo gentile, non sta prendendo in giro la povera turista malconcia, decido. Ricambio il sorriso e inarco quanto possibile le sopracciglia per rendere ben chiaro, ci fosse qualche dubbio, che non ho capito di cosa stiamo parlando.
Lei mi fa cenno col capo di avvicinarmi e mi porge una manciata di foglie. Continuo a guardarla perplessa. Rovista un po’ tra i sacchi di tela e mi ficca in mano altre foglie, citronella, questa è più facile, e un pezzetto di zenzero. A gesti, devo avere l’aria talmente stordita che non le passa nemmeno per la testa che io possa arrangiarmi con il creolo, mi spiega di farne un decotto e berlo.
Sorrido, ringrazio, infilo tutto nella borsa e me ne dimentico.
L’episodio mi torna in mente la notte, mentre mi aggiro per la stanza incapace di prendere sonno a causa della tosse, a cui si sono aggiunte alcune linee di febbre. Sia quel che sia, facciamola finita!, penso.
Faccio bollire l’acqua, ci aggiungo le piante della mia signora e, senza pensarci troppo, ingollo la pozione. Mal che vada si rivelerà una pianta velenosissima e morirò tra atroci spasmi.
Invece, a parte il sapore davvero gradevole della tisana, la gola inizia subito a pizzicare di meno. E anche il respiro si fa più facile. Finalmente riesco a prendere sonno.
La mattina dopo, sentendomi un po’, nel mio piccolo, una miracolata, passo a trovare Claude, fa il botanico e l’erborista a tempo perso, proprio qui a Mauritius ed è la persona più adatta a svelarmi il mistero delle foglioline.
“Toddalia asiatica”, mi spiega infatti senza esitazione. E mi snocciola informazioni su informazioni su questa magnifica pianta, che cresce sull’ile, nelle isole dell’Oceano indiano e in altre zone dell’Africa. Si tratta di un rampicante dalle foglie lucide che produce bellissime infiorescenze e delle piccole bacche che, mature, sono di un arancione caldo e hanno il sapore della scorza d’arancia. La lista delle sue virtù non si limita alla banale cura della tosse ma in alcune zone è usata addirittura come anti-malarico. Chi non si fida delle virtù
medicinali delle piante può sempre impiegarla come siepe, ha un aspetto davvero gradevole ed è fornita di robuste spine che aiutano a tenere lontani i visitatori poco graditi.
Uscita dalla casa di Claude, torno subito al mercato per ringraziare la mia benefattrice. Giro e rigiro per lo spiazzo, le bancarelle di erbe medicinali sono numerose qui, cerco e ricerco, torno più volte sui miei passi, eppure, della mia vecchina, neanche l’ombra. Dopo quel giorno sono tornata spesso in quel mercato, ma non c’è stato niente da fare, non l’ho mai più rivista.
Thanks to Ale de Vries for the first photo of this post, Port Louis Central Market
Thanks to Patrick Guyennon for the third photo of this post, Vendeur de tisanes
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